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 2026  luglio 13 Lunedì calendario

Un caldo da impazzire

"Il caldo dà alla testa” non è soltanto un modo di dire, ma una realtà scientifica certificata, perché le ondate di calore, come quelle improvvise di queste settimane, sono un problema noto per il cuore ma soprattutto per il nostro cervello, che rallenta la trasmissione degli impulsi nervosi in base alle variazioni termiche esterne.
Diminuzione dell’attenzione, calo della memoria, delle prestazioni e della capacità di concentrazione, flessione della velocità decisionale e sonno disturbato, sono tutti disturbi neurologici provocati dal riscaldamento cerebrale, che fa diventare ogni individuo di qualunque eta più lento, più distratto, apatico ed incline agli errori.
Uno studio dell’Università di Harvard ha dimostrato che le ondate di caldo torrido mettono in difficoltà il nostro encefalo, limitando le abilità cognitive, rendendo le attività motorie più rallentate e macchinose, e lo stress termico subito per mantenere stabile la temperatura interna rende più nervosi, poiché coinvolge la circolazione, la sudorazione, i meccanismi ormonali e l’intero sistema nervoso centrale.
Quando le temperature sono più elevate della norma, infatti, il corpo disperde il calore attraverso la vasodilatazione e la sudorazione, mentre il cervello deve gestire più segnali fisici in contemporanea, come la sete, il calo della pressione, l’aumento della frequenza cardiaca, il senso di affaticamento, l’insofferenza termica e il cambio dell’umore, tutti stimoli che riducono le risorse mentali insieme alla capacità cognitiva immediata, e il disagio fisico viene interpretato dall’encefalo al pari di una condizione di allarme, per cui spesso si assiste a reazioni insolite, come un aumento dell’aggressività con ridotta soglia di pazienza, un meccanismo che rende gli individui più irritabili e meno tolleranti verso i piccoli contrattempi quotidiani.
L’equilibrio psicofisico insomma, è fortemente influenzato dalle alte temperature e dall’afa estiva, che sono in grado di modificare il modo in cui il cervello risponde agli stimoli esterni, per cui una persona normalmente tranquilla può diventare aggressiva, può difficilmente controllare l’irritazione, l’impulsività, le reazioni emotive, o tollerare una frustrazione, per cui anche situazioni normalmente banali possono apparire pesanti e fonti di reazioni spropositate. Questo errore di attribuzione cognitiva spesso trasforma un disagio puramente fisico in una irritazione patologica, e se il soggetto soffre anche di ansia, l’effetto termico può aumentare la sua sensazione di vulnerabilità con atteggiamenti che spesso sfociano in azioni violente quanto inaspettate.
Per il cervello la temperatura ideale sarebbe quella compresa tra i 19 e i 23 gradi, mentre il caldo vicino ai 40 gradi, soprattutto se prodotto da sbalzi termici rapidi, richiede degli adattamenti neurologici immediati che riducono le performance cognitive, naturalmente maggiori nella popolazione anziana o fragile, mentre negli individui che normalmente fanno uso di tranquillanti e antidepressivi possono verificarsi delle azioni estreme, con reazioni violente che si leggono nelle cronache dei giornali, poiché viene meno l’autocontrollo e le risorse mentali per mantenere la calma, l’attenzione e l’equilibrio. Il caldo infatti, favorendo l’aumento del cortisolo, l’ormone dello stress, prodotto in quantità maggiore per mantenere la pressione sanguigna che tende a scendere a causa della vasodilatazione, provoca la perdita di sali minerali con la sudorazione, insieme a disidratazione ed alterazioni del metabolismo, una condizione che, aggiunta alla sottrazione di glucosio ed altre risorse per compensare la termoregolazione, si riflette sul ritmo sonno-veglia, facendo emergere ansia, scatti d’ira spropositati, confusione e diminuzione della razionalità, modificando di fatto il modo in cui il corpo e il cervello rispondono di norma agli stimoli esterni, positivi o negativi che siano. Questo stato può incidere anche sulla lucidità mentale, per cui si reagisce in modo automatico od istintivo, ci si sente meno concentrati, mentre la soglia di tolleranza si abbassa con il crescere delle temperature esterne, le quali alterano, per esempio, anche l’attenzione alla guida, il giudizio, la memoria di lavoro e il controllo degli impulsi.
Se poi durante le ondate termiche non ci si ricorda si idratarsi, ovvero di recuperare i liquidi perduti con l’evaporazione cutanea, la sudorazione e la diuresi, liquidi ricchi di elementi minerali necessari per la trasmissione degli impulsi nervosi, ecco che è proprio il cervello a soffrirne, generando i primi sintomi di stanchezza, vertigini e mal di testa, disturbi che evidenziano la ridotta energia funzionale encefalica.
Importante sottolineare che chi vive normalmente in regioni calde, come per esempio nella zona dei Tropici, e si é gradualmente adattato a quelle temperature, non soffre di alcun rallentamento mentale, né di sofferenze mnemoniche o cognitive, perché tutto dipende dalla velocità delle variazioni termiche, oltre che dalla capacità di reazione e compensazione cerebrale individuale.
Nel mondo, a ogni incremento di 5° della temperatura giornaliera è associato un aumento del 4,5 per cento dei reati di natura sessuale nei giorni immediatamente successivi, mentre una crescita costante di aggressioni fisiche è rilevata in concomitanza con i picchi di calore così come un incremento del tasso dei suicidi del 3 per cento nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, una percentuale più che doppia rispetto a quella registrata negli adulti, fenomeno questo attribuito alla maggiore vulnerabilità del cervello degli adolescenti, ancora in fase di sviluppo.
Naturalmente queste informazioni sono registrate come correlazioni statistiche, e non come un rapporto di causa-effetto diretto e automatico tra il clima e i conflitti umani, poiché tali episodi implicano fattori sociali, economici e culturali di ogni territorio, ma è accertato che i periodi di caldo torrido hanno un impatto negativo, che diventa critico per chi soffre già di disturbi psichiatrici, soggetti che possono compiere delitti in numero tre volte superiore alla popolazione generale.
I dati scientifici dimostrano quindi che le ondate di calore non sono solo una minaccia per l’ambiente o per l’economia, ma rappresentano un rischio diretto per la salute mentale, compromettendo la capacità di ragionamento ed il benessere psicologico.