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 2026  luglio 13 Lunedì calendario

L’ideatore del colpo al Louvre spiega come è andata

I due uomini sospettati di aver rubato gioielli della Corona per un valore di 88 milioni di euro dal Museo del Louvre di Parigi, nell’ottobre scorso, avrebbero raccontato agli investigatori che il presunto ideatore del colpo era rimasto deluso dal bottino, convinto che “si potesse portare via molto di più”.
A riferirlo è il quotidiano francese Le Monde, che cita i verbali degli interrogatori svolti il mese scorso davanti ai due giudici istruttori incaricati dell’inchiesta. I documenti ricostruiscono nei dettagli il furto che ha fatto il giro del mondo e che ha portato alle dimissioni della presidente del Louvre.
Secondo quanto riportato dal giornale, i due sospettati, identificati come Abdoulaye N. e Ghelamallah A., hanno raccontato di essersi introdotti nella Galleria di Apollo su incarico di un mandante di cui si sono rifiutati di rivelare l’identità, sostenendo di temere ritorsioni contro le loro famiglie.
I due avrebbero sottratto otto gioielli, tra cui diademi, una spilla, collane e orecchini. Durante la fuga, però, avrebbero perso una corona tempestata di pietre preziose appartenuta all’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, rimasta gravemente danneggiata.
«Sì, sono stato io, mi è caduta dalla borsa», avrebbe ammesso Abdoulaye N. davanti ai giudici, aggiungendo, dopo aver visto una fotografia della corona distrutta: «Abbiamo fatto una cosa sbagliata, una cosa molto grave».
L’uomo ha raccontato che il resto del bottino sarebbe stato consegnato al presunto organizzatore del colpo, che però “non era soddisfatto”. «Pensava che avremmo potuto prendere molto di più», ha dichiarato agli investigatori.
Entrambi i sospettati hanno spiegato di essere stati reclutati appena due o tre giorni prima del furto. Per preparare il colpo sarebbe stato mostrato loro un video girato all’interno della Galleria di Apollo, con le teche contenenti i gioielli dell’epoca napoleonica.
«Il compito era chiaro: rompere i vetri e prendere i gioielli esposti nelle vetrine», avrebbe raccontato Abdoulaye N.
Ex piccola celebrità dei social media e appassionato di moto, Abdoulaye N. ha detto di trovarsi in gravi difficoltà economiche e di aver accettato il lavoro in cambio di un compenso compreso tra 15.000 e 20.000 euro, con la promessa di una cifra maggiore se la refurtiva avesse fruttato di più.
Secondo il suo racconto, il mandante agiva esclusivamente per denaro e contava di rivendere i gioielli rubati.
«Sapevo che avrei rapinato il Louvre», avrebbe dichiarato Abdoulaye N., mentre Ghelamallah A. ha sostenuto di non sapere quale fosse il vero obiettivo. Gli sarebbe stato detto soltanto che si trattava di “una gioielleria di Parigi dove si producono gioielli”, e non del museo più visitato del mondo.
«Se lo avessi saputo, non ci sarei mai entrato», avrebbe affermato, spiegando di aver concordato un compenso tra 20.000 e 25.000 euro.
Secondo la ricostruzione, i due sarebbero entrati nell’edificio raggiungendo un balcone del primo piano attraverso un montacarichi, quindi avrebbero forzato una finestra della Galleria di Apollo e iniziato a tagliare i vetri di due teche espositive.
«Quando siamo entrati non c’era nessuno. Era tutto buio, erano illuminate solo le vetrine. In lontananza vedevo le guardie di sicurezza muoversi dietro una porta o qualcosa del genere», avrebbe raccontato Abdoulaye N.
L’uomo ha spiegato di essere consapevole che il tempo fosse limitato.
«Dovevamo prendere quanti più gioielli possibile e rimanere meno di tre minuti, sapevamo che dovevamo andarcene, altrimenti sarebbe scattato l’allarme. Per me siamo rimasti troppo a lungo».
Entrambi hanno dichiarato di non sapere che fine abbiano fatto i gioielli dopo la consegna, ma si sono rifiutati di fornire elementi utili per identificare il presunto mandante o eventuali complici, sostenendo di temere ritorsioni.
«Non sono certo dei chierichetti», ha detto Ghelamallah A. Abdoulaye N. ha aggiunto: «Non sono stato minacciato direttamente, ma mentre ero in custodia ho ricevuto telefonate dall’esterno. Mi hanno detto di stare zitto».
Le Monde sottolinea infine che gli investigatori non hanno ancora confermato che i due presunti ladri agissero effettivamente per conto di un mandante.