Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 13 Lunedì calendario

Il figlio della principessa Mette-Marit ai domiciliari

Marius Borg Høiby, figlio della principessa ereditaria norvegese Mette-Marit, lascerà il carcere e sarà sottoposto agli arresti domiciliari con un braccialetto elettronico alla caviglia per quattro settimane, in attesa che la Corte si pronunci sul ricorso presentato contro la sua condanna. Lo ha deciso oggi il tribunale distrettuale di Oslo.
Il 29enne, detenuto da febbraio nel carcere di massima sicurezza di Ila, era stato condannato il 15 giugno a quattro anni di reclusione dopo essere stato riconosciuto colpevole di due stupri, maltrattamenti nei confronti di un’ex compagna e numerosi altri reati. Uno degli stupri, secondo la sentenza, avvenne nel seminterrato di Skaugum, la residenza ufficiale della famiglia del principe ereditario, mentre la vittima non era in grado di opporre resistenza.
Høiby doveva rispondere complessivamente di 40 capi d’accusa ed è stato riconosciuto colpevole di 34. È stato invece assolto da altre due accuse di stupro. La procura aveva chiesto una condanna a sette anni e sette mesi, mentre la pena massima teoricamente prevista per l’insieme delle contestazioni poteva arrivare a 16 anni. La difesa ha presentato ricorso poche ore dopo la pronuncia della sentenza.
Il tribunale non ha accolto la richiesta di una liberazione completa, ma ha consentito a Høiby di trascorrere la custodia cautelare nella proprietà di Skaugum, sorvegliato elettronicamente. La procura, che aveva chiesto altri quattro settimane di detenzione in carcere, ha impugnato la decisione con effetto sospensivo: Høiby non potrà quindi essere trasferito agli arresti domiciliari finché non sarà chiarito se il ricorso verrà portato avanti.
«L’imputato deve rimanere a casa a meno che non gli venga concesso un permesso per andare al lavoro, a scuola, per ricevere cure mediche o per far visita a familiari malati», ha dichiarato il tribunale. La polizia teme in particolare il rischio di nuove violazioni di un ordine restrittivo nei confronti di una delle donne coinvolte nel procedimento e sta predisponendo ulteriori misure preventive. Høiby dovrà inoltre seguire un programma di controllo e prevenzione gestito dalla polizia.
In udienza, Høiby ha sostenuto che il rischio di recidiva sarebbe «praticamente inesistente» e ha affermato di non voler più avere alcun contatto con una delle vittime. Ha inoltre spiegato di aver scelto di non contestare alcune parti della sentenza per evitare di dover affrontare un nuovo processo. Ha sempre negato le accuse più gravi, pur ammettendo alcuni reati minori, tra cui violazioni del codice della strada, trasporto di droga e alcuni episodi di violenza o comportamento sconsiderato.
Høiby aveva chiesto di lasciare il carcere anche per poter stare vicino alla madre, gravemente malata. La salute di Mette-Marit è stata indicata dalla difesa tra le ragioni umanitarie a sostegno della concessione degli arresti domiciliari, anche se non rappresenta l’unica motivazione della decisione del tribunale. Høiby è nato da una relazione di Mette-Marit precedente al matrimonio della principessa con il principe ereditario Haakon, celebrato nel 2001. Non possiede titoli reali e non fa parte della linea di successione al trono norvegese.
Separatamente dal procedimento contro il figlio, all’inizio dell’anno sono stati resi pubblici nuovi documenti che hanno mostrato la frequenza dei rapporti intrattenuti in passato da Mette-Marit con Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense condannato per reati sessuali e morto in carcere nel 2019. La principessa ha espresso rammarico per quei contatti e ha parlato di un grave errore di giudizio. La vicenda non ha alcun legame con le accuse e con la condanna a carico di Høiby.