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 2026  luglio 13 Lunedì calendario

Un cinese a capo del cartello di Sinaloa

Una laurea in spagnolo in tasca e un innato talento nel parlare con le persone, dai Ceo di importanti aziende a chi vive per strada. Questi gli assi nella manica di Zhang Zhidong, 39 anni, che da giovane laureato in una prestigiosa università di Pechino è diventato l’insospettabile re del fentanyl del cartello di Sinaloa. Ma come ha fatto un cittadino cinese a diventare il capo dei narcos messicani?
Dalla laurea in spagnolo al narcotraffico
Arrivato nel Paese nel 2011, si era messo a lavorare in una compagnia cinese di miniere di ferro, dove in poco tempo era riuscito a scalare le gerarchie diventando una figura chiave dell’azienda. Un po’ per la sua buona conoscenza dello spagnolo, un po’ per i suoi modi spigliati. “Era pieno di risorse – racconta alla Bbc un ex collega universitario di Zhidong che poi lo aveva seguito all’estero per lavoro –sapeva negoziare con chiunque e adattarsi a tutti i tipi di ambiente”.
Ma, si sa, per fare business in Messico servono delle doti particolari e Brother Wang, come poi iniziò a farsi chiamare, quelle doti le aveva. Il soprannome rifletteva infatti il suo modo di costruire rapporti personali e guadagnare la fiducia degli interlocutori. Secondo gli investigatori americani, proprio questa capacità sarebbe stata la chiave della sua ascesa: non la forza militare o il controllo territoriale tipici dei vecchi narcos, ma la gestione di una rete internazionale dalla Cina al Messico, fino al mercato statunitense.
Il ruolo nella filiera del fentanyl
Il mercato del fentanyl, infatti, ha cambiato profondamente il funzionamento del narcotraffico. A differenza di altre droghe, non richiede grandi coltivazioni o il controllo diretto di vaste aree: la filiera dipende da precursori chimici, laboratori, trasporti e rapporti commerciali transnazionali.
È in questo spazio che Zhang avrebbe trovato il proprio ruolo. La conoscenza della lingua, unita ai suoi contatti nel mondo degli affari asiatico, lo avrebbe reso un collegamento tra fornitori di sostanze chimiche e organizzazioni criminali messicane.
Una figura difficile da individuare proprio perché lontana dallo stereotipo del narcotrafficante: nessun passato da uomo di strada, nessuna immagine pubblica da capo criminale, ma un potere costruito sulle relazioni.
L’arresto e il processo negli Stati Uniti
La rete di Zhang è finita nel mirino delle autorità americane nell’ambito della più ampia offensiva contro il traffico internazionale di fentanyl, che negli Usa è diventata la prima causa di morte per la fascia di età compresa tra i 18 e i 45 anni. L’accusa di avere avuto un ruolo nella catena di approvvigionamento della droga destinata al mercato americano.
Dopo un primo arresto in Messico nel 2024, infatti, era riuscito a fuggire per poi essere catturato nuovamente nel 2025 fino all’estradizione negli Usa, dove lo attende un maxi processo. Un passaggio che è lo specchio della strategia diversificata di Washington: colpire non soltanto i cartelli messicani, ma anche la rete globale di intermediari che rende possibile la produzione e la distribuzione dell’oppiaceo sintetico.