repubblica.it, 13 luglio 2026
Caso Ranucci, il giornalista querela per diffamazione
C’è un prima e c’è un dopo. E al centro la bomba. Prima la catena di uomini, i contatti che portano fino all’autobomba piazzata contro Sigfrido Ranucci. È la filiera che, secondo i magistrati, ha organizzato una “strage con metodo mafioso": un percorso che lambisce la criminalità organizzata, incrocia faccendieri della Seconda Repubblica come Valter Lavitola e arriva a un gruppo di uomini cresciuti nell’orbita della camorra, passati dallo spaccio agli esplosivi. Legami banalmente verificabili sui social. Una catena di persone che deve essere ricostruita perché, forse, non è ancora completa. Il dopo comincia quando quell’attentato esce dall’ombra. Con gli arresti eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma. Con le perquisizioni. E con una serie di mosse che gli investigatori leggono come il tentativo di guadagnare tempo, cancellare tracce, allontanarsi. Depistare.
Ci sono le contro-narrazioni, chi prova a riscrivere i fatti. Le interviste di Valter Lavitola e i messaggi inviati. C’è ovviamente Lavitola, trovato con una valigia pronta poco prima di partire: per gli inquirenti, un elemento che potrebbe indicare un tentativo di fuga. E c’è soprattutto Gomes Celesio Tavares, il suo uomo di fiducia, che ha lasciato l’Italia e si trova in Camerun. E i contatti – emergono anche dai social – tra questo e il commando arrivato dall’Irpinia per far esplodere l’auto del conduttore di Report, tra questo e pregiudicati di vario tipo.
Del prima fanno parte i contatti tra il mandante Lavitola e l’amico a cui ha fatto esplodere la macchina. Sono numerosi e mai negati. Alcuni anche non penalmente rilevanti e non di interesse per l’inchiesta, come l’ospitalità offerta a un giornalista di Report nel suo B&B: il cronista in epoca Covid doveva isolarsi dopo un servizio girato in Brasile, a casa c’era la moglie in procinto di partorire. La Rai non gli avrebbe offerto alloggio e così Ranucci lo ha fatto ospitare in un B&B, che in un secondo momento ha scoperto essere riconducibile a Lavitola, come hanno rivelato Il Fatto Quotidiano e Domani. L’ennesima circostanza non penalmente rilevante fatta emergere da Lavitola e occorre capire perché.
Altri contatti invece interessano. Perché occorre capire come mai Lavitola avrebbe fatto piazzare la bomba, se qualche servizio dell’amico Ranucci e della squadra di Report dava fastidio anche a lui, o se ha agito per conto terzi. Quindi si cerca di capire cosa ha fatto Lavitola. Dove è andato, chi ha frequentato, incontrato, a chi ha spifferato e cosa. Una parte di indagine naturale, perché è dalle vittime che spesso si parte per arrivare ai colpevoli.
Gli inquirenti vogliono accertare quante volte, negli ultimi anni, l’imprenditore Lavitola sia stato fisicamente presente nella redazione di Report e per quale motivo. Questo aspetto della vicenda viene ritenuto dai pm della Dda di piazzale Clodio di “interesse investigativo” per accertare il movente dell’attentato messo in atto da una banda di quattro persone, tutte provenienti dalla provincia di Avellino. In questo ambito risposte potrebbero arrivare dall’analisi dei tre cellulari e delle due pen drive trovate nel corso della perquisizione a Lavitola, avvenuta il 4 luglio scorso nella sua abitazione a Monteverde Vecchio. L’attività istruttoria è scattata dopo che i carabinieri lo hanno visto uscire con un trolley: Lavitola era in partenza per il Camerun, dove attualmente si trova Gomes Tavares, factotum dell’ex editore e ritenuto l’intermediario con la banda.
Ma il normale corso delle indagini ha fatto emergere elementi usati poi per attaccare Report, sospenderne le repliche estive. Quindi c’è stata una reazione della redazione di giornalisti di inchiesta e di milioni di utenti per proteggere la trasmissione. Cosa è accaduto lo spiega Ranucci in un post su Facebook: “Oltre 2,6 milioni di follower, solo su Facebook ha visto il post sulla sospensione delle repliche, di cui 1,6 milioni si tratta di follower non abituali. Ma il dato incredibile è che oltre il 37% sono giovani dai 18 ai 35 anni. Mentre il post sulla denuncia di Fdi contro di me ha raccolto 1,4 milioni di visualizzazioni, con oltre il 30% sotto i 30 anni”, è scritto sotto il post titolato “I numeri della presunta solitudine di Report”. Ancora:"Mentre grande risultato ha raccolto l’iniziativa di lanciare le repliche sui social, ne ha beneficiato RaiPlay, che è risultata per la prima volta nella sua storia prima nei Trending Topic dove è entrata anche #giulemanidareport – aggiunge il conduttore di ’Report – Mentre, a proposito di solitudine, l’appuntamento con il mio #DiarioDiUnTrapezista e a il 20 luglio a Viterbo, dove è registrato il tutto esaurito”.
Intanto l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita. fa sapere che “in relazione alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un ’finto attentato’ e altre analoghe formulazioni e di vantaggi conseguenti, la cui ricaduta umana e professionale è di inaudita gravità, Sigfrido Ranucci ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata ed altri reati”.
Inoltre, si legge sempre in una nota del legale, “in relazione alla rivelazione di notizie ed estratti di atti, coperti dal segreto di indagine ed in particolare di contenuti di intercettazioni telefoniche, di brogliacci e di verbali di sommarie informazioni testimoniali, relative alla indagine ancora in corso e di elevatissima delicatezza per il grave attentato dinamitardo nei confronti di Sigfrido Ranucci” con conseguente pubblicazione su alcune testate da cui deriva grave pregiudizio alle investigazioni, aggravamento dell’esposizione al rischio e pregiudizio reputazionale per l’uso parziale e strumentale a narrazioni distorte, i giornalisti Sigfrido Ranucci, Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini Luca Chianca ed altri della redazione di Report, hanno presentato atto di denuncia e querela per rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo. Denuncia che non riguarda la pubblicazione da parte dei giornalisti, ma la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto”.