la Repubblica, 13 luglio 2026
Quanto sono difficili le adozioni in Italia
Chissà se la scelta di Benedetta Rossi – una delle cuoche più amate d’Italia – e di suo marito Marco Gentili di intraprendere la difficile strada dell’adozione internazionale, servirà a rilanciare nel nostro paese le adozioni stesse. La foto e il post della coppia in partenza per un altro continente, dove diventeranno genitori di due sorelline, non solo ha catalizzato l’attenzione dei suoi (milioni) di followers su tutte le piattaforme, ma ha prodotto valanghe di commenti positivi. “Che bravi, tutti dovrebbero adottare”. “Bisogna rilanciare le adozioni”. “Il mondo è pieno di bambini che avrebbero bisogno di una famiglia”. “Lo Stato aiuti le famiglie che adottano”. E in effetti l’Italia, almeno fino a 15 o 20 anni fa, era un paese leader in questo ponte d’amore che sono le adozioni sia nazionali che internazionali.
Oggi però la situazione è completamente diversa. E il numero dei bambini che entrano nel nostro paese e il numero delle coppie che fanno domanda per diventare così genitori, è ormai del tutto residuale. Un po’ lo specchio, da un altro punto di vista, del calo demografico nazionale: nascono pochissimi bambini, chi ha difficoltà ad averne si affida alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e sempre meno all’ardua strada delle adozioni. Troppo difficili, troppo incerte, troppo costose, troppo lunghi i tempi di attesa, troppo – a volte – compromessa la salute dei minori destinati alle adozioni. Troppi anche gli scandali che hanno coinvolto diversi paesi accusati di procedure illegali.
Sempre meno adozioni e costi elevati
I numeri sono infatti chiari. L’ultimo rapporto della Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) per il 2025, conferma una tendenza discendente sia nel numero di minori adottati che in quello delle richieste effettuate. Rispetto al 2024 i bimbi entrati in Italia sono stati 664 contro i 691 dell’anno precedente, le domande in flessione da 536 a 527. Ma forse il dato che scoraggia di più le coppie è contenuto nel termine inglese special needs: oggi nel 70% dei casi i minori che gli stati esteri (dove ancora le pratiche sono aperte, perché molte nazioni hanno invece chiuso le proprie frontiere) propongono per l’adozione internazionale, sono minori con bisogni speciali, ovvero bambini con disabilità o traumi pregressi, ma anche minori sopra i 7 anni o gruppi di fratelli che devono essere accolti insieme. Attenzione: nella maggioranza dei casi si tratta di problematiche sanitarie assolutamente risolvibili in paesi dove ci sono ospedali e medicine e soprattutto dove al posto di un orfanotrofio c’è una famiglia che si prende cura di quella bambina o quel bambino. Ma certamente è un fattore che scoraggia.
Dei 664 bambini autorizzati all’ingresso in Italia, infatti, 465 rientravano nella categoria degli “special needs”, in aumento rispetto a 2024. E leggendo le statistiche della Commissione adozioni internazionali si nota come gran parte delle autorizzazioni all’ingresso, almeno nel 2025, si concentri in tre paesi d’origine: Ungheria (con 163 minori adottati), India (87) e Colombia (80). I costi sono alti, anche se naturalmente variano da paese a paese, da un minimo di diecimila a un massimo di venticinquemila euro.
I tempi di attesa: 50 mesi in media
Per quanto riguarda i tempi di attesa – e qui ci vuole davvero un’infinita pazienza – dalla presentazione della domanda al tribunale per i minori, fino al ritorno in Italia mano nella mano al bambino/bambina sognato e desiderato per un tempo che a volte sembra davvero infinito, ci vogliono in media 50 mesi, poco più di quattro anni. Un’eternità.
Ed è quello che hanno scritto, prima di staccare i telefoni, Benedetta Rossi e suo marito. Prima di imbarcarsi sul volto dal quale, scendendo, diventeranno genitori di due bambine. “È stato un percorso durato anni, anni di attesa, silenzi e speranze. Abbiamo compilato carte, superato esami e affrontato le montagne russe del cuore. Abbiamo imparato ad aspettare con una pazienza che non sapevamo di avere e siamo riusciti a proteggere un sogno che oggi è a un passo dal diventare realtà”.
La realtà, una volta tornati, sarà tutta da costruire, dietro ogni bambino adottato c’è una storia di fatiche e di abbandoni. Ma è anche l’inizio, sempre, di una storia d’amore e di una nuova famiglia.