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 2026  luglio 13 Lunedì calendario

La Cina lancia il suo primo missile balistico da un sottomarino

Xi Jinping vuole mostrare al mondo che il suo Esercito popolare di liberazione non è indebolito dalle purghe di generali che all’inizio del 2026 hanno ridotto a due soli uomini la Commissione militare centrale: lo stesso presidente e il responsabile della campagna anticorruzione. 
Per la prima volta un sottomarino a propulsione nucleare con la bandiera rossa ha lanciato un missile balistico intercontinentale nel Pacifico. Di solito i cinesi provano i loro missili all’interno del territorio nazionale, usando le vastissime aree semidesertiche. È solo la terza volta che un ordigno cinese a lungo raggio vola sul Pacifico: la prima fu nel 1980, la seconda nel 2024. In quelle occasioni la base di lancio era stata a terra. La novità più inquietante ora è l’impiego di un sottomarino «strategico» in navigazione.
L’ICBM (Intercontinental ballistic missile) era munito di una testata inerte che riproduceva peso, forma e aerodinamica di un’arma nucleare. L’operazione ha avuto successo e tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, ha annunciato con orgoglio il «Global Times» di Pechino. Il quotidiano del Partito comunista ha scritto che «la nostra triade di deterrenza nucleare è stata significativamente potenziate». Nel gergo militare la «triade nucleare» comprende missili basati a terra, montati su aerei e imbarcati su navi e sottomarini.
Il test, svolto lunedì 6 luglio, secondo il comunicato dell’agenzia Xinhua è stato «notificato ai Paesi interessati (dalla parabola, ndr) nei tempi appropriati e non era diretto contro alcun Paese specifico».
Giappone, Australia e Nuova Zelanda, che erano stati informati da Pechino sulla possibilità che detriti del missile potessero cadere in acque di loro interesse, hanno reagito esprimendo «grave preoccupazione» per un’esibizione di forza giudicata «destabilizzante per la regione».
Il preavviso del test è stato breve, poche ore, carente di coordinate precise del volo, perché gli strateghi mandarini non hanno voluto dare agli avversari il tempo per inviare in zona navi di sorveglianza capaci di raccogliere dati utili a studiare le caratteristiche del missile. 
Il Dipartimento di Stato americano ha definito la procedura «irresponsabile», sottolineando che Stati Uniti e Russia si attengono a un protocollo di allerta prima dei loro lanci, proprio per contenere i rischi «di errata interpretazione». Washington sostiene che «mentre l’America lavora più duramente che mai per prevenire la proliferazione nucleare, Pechino fa esattamente il contrario». Com’è noto, l’attacco americano e israeliano all’Iran è stato giustificato con la necessità di bloccare il programma arricchimento dell’uranio a scopi militari di Teheran.
Secondo i primi rilevamenti il sottomarino cinese avrebbe sparato il missile intercontinentale da una zona di oceano poco a Nord di Hong Kong. L’ordigno avrebbe volato per circa 4.000 miglia nautiche, passando a lato della base americana di Guam e finendo nell’oceano circa 750 miglia a nordest delle Isole Salomone.
I missili intercontinentali cinesi appartengono al tipo Julang (JL): il più moderno, il JL-3, è stato esibito a Piazza Tienanmen lo scorso settembre durante la grande parata presieduta da Xi Jinping per commemorare gli 80 anni dalla vittoria nella guerra contro gli invasori giapponesi (al suo fianco in tribuna i «soci» Vladimir Putin e Kim Jong-un). Secondo gli esperti americani il JL-3 ha una portata di circa 10 mila chilometri e lanciato da un sottomarino al largo della costa cinese potrebbe «agevolmente colpire» la maggior parte degli Stati Uniti.
«Pechino sta dicendo al mondo di avere un grosso bastone nucleare con il quale può dominare il Pacifico», ha detto al «New York Times», Justin Bassi, direttore dell’Australian Strategic Policy Institute. I sottomarini a propulsione nucleare hanno la capacità di navigare per settimane in immersione, avvicinandosi alle coste nemiche e rendendo insicure le potenze avversarie. Secondo l’intelligence militare americana, Pechino ha 14 sottomarini nucleari, mentre la flotta Usa circa 70. I battelli made in China, secondo gli esperti, sono ancora piuttosto «rumorosi», disperdendo in navigazione vibrazioni che possono rivelare la loro presenza ai sonar.
Gli Stati Uniti conducono ogni anno tra i 5 e i 10 test nel Pacifico con i missili Minuteman e Trident. La Russia prova i suoi ordigni nel Mare di Barents. La Cina si è messa all’inseguimento.