Corriere della Sera, 13 luglio 2026
«Report», La Russa attacca Schlein
Report sì, Report no. È ancora scontro sulla trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, le cui repliche sono state sospese «cautelativamente» dalla Rai per l’estate. FdI attacca chiedendo chiarezza sui rapporti tra Ranucci e l’imprenditore Valter Lavitola e accusa la segretaria del Pd Elly Schlein: «Dopo pochi giorni dall’attentato a Ranucci si è recata all’estero a gettare ombre sul governo italiano». E il presidente del Senato Ignazio La Russa rilancia sui social il video dell’intervento al congresso dei Socialisti europei: nel filmato Schlein cita l’attentato al giornalista e afferma che «quando l’estrema destra è al governo» sono a rischio democrazia e libertà di parola. Il video di La Russa si chiude con una scritta in sovrimpressione: «Che imbarazzo». Dura la replica del presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia: «Invece di strumentalizzare le parole di Schlein, il presidente del Senato dovrebbe preoccuparsi di far rispettare le regole democratiche e parlamentari».
Sul versante degli approfondimenti investigativi, si cerca intanto di dare risposta ai molti dubbi. Dalle verifiche dei carabinieri del nucleo investigativo si ricava un dato da contestualizzare: il reclutamento dei quattro «manovali» arrestati – Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis – sarebbe costato poco più di 5 mila euro, certamente sotto i 10 mila. Il dato è frutto di ammissioni e calcolo investigativo, perché una parte dei soldi ricevuti per l’attentato sarebbe stata spesa da due degli arrestati nel corso di una vacanza in Sicilia. Si delinea così un’operazione di bassa manovalanza – anche sotto il profilo economico – alla portata di tutti o quasi. Incluso il sospettato numero uno, quel Lavitola che per i pm Carlo Villani e Edoardo De Santis avrebbe orchestrato il blitz per ragioni tutte da individuare. A breve, infine, è prevista l’analisi del contenuto dei supporti informatici sequestrati nel corso della perquisizione a Lavitola.
Con l’acquisizione dei sondaggi volti a pesare il gradimento di una candidatura di Ranucci per il centrosinistra, i pm puntano a comprendere meglio anche la pista della popolarità del giornalista. Chi ha dato il via all’attentato voleva aumentarne l’appeal pubblico? E con quale obiettivo? E soprattutto, perché mai non attendere un momento più propizio, ad esempio la campagna elettorale e la formalizzazione della sua candidatura? Ranucci, che ha sempre escluso un suo impegno in politica, ieri è tornato a parlare della trasmissione di Rai3: «Non esiste nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola, la redazione può testimoniarlo».
Intanto FdI attacca sui social: «Report va in vacanza. Ci auguriamo che la redazione di Ranucci approfitti della pausa estiva per fare chiarezza sull’amicizia tra il conduttore e Lavitola». La redazione del programma ribatte: «Siamo una squadra pesantemente attaccata. Collegatevi a RaiPlay e guardate l’inchiesta che sarebbe dovuta andare in onda. Poi fatevi una foto davanti allo schermo e pubblicatela sui social con l’hashtag Giù le mani da Report». Dal M5S si invita a ragionare sull’audience: «Le repliche di Report fanno registrare una media del 7% di share. Il killeraggio su Report è fatto con i soldi degli italiani». Per la Lega invece «lo stop» alle repliche «è giusto dopo gli inquietanti sviluppi dell’inchiesta».