il Fatto Quotidiano, 11 luglio 2026
Rappresentanza, i datori di lavoro firmano l’intesa
Con il “sì” degli artigiani, che hanno raggiunto un difficile accordo e mantengono dei distinguo, ma non hanno spaccato il fronte delle imprese, 14 organizzazioni datoriali hanno raggiunto un’intesa su come misurare la rappresentanza. Serve a selezionare le parti sociali che siedono ai tavoli contrattuali e a quelli istituzionali, come con il governo o ai ministeri. Dopo il decreto “Primo Maggio” l’accordo individua anche il contratto da assumere come riferimento per il “salario giusto” ancorato al Tec, il trattamento economico complessivo: prevede che non sia necessariamente erga omnes, che anche un contratto che garantisca un trattamento economico e normativo equivalente dia il diritto ai benefici previsti. Esulta la ministra del Lavoro, Marina Calderone: “Con la determinazione del Tec di riferimento, firmato dalle parti sociali comparativamente più rappresentative, potremo dare uno stimolo importante anche all’incremento dei salari”. Il fronte dell’intesa è ampio: dagli industriali con Confindustria ad Ania e Confetra per assicurazioni e traporti, a Confservizi, alle coop con Agci, Legacoop e Confcooperative, alle pmi e al commercio con Confapi, Confesercenti e Confcommercio, ai servizi pubblici con Utilitalia-Asstra, ad artigiani e piccoli imprenditori con Confartigianato, Cna, Casartigiani, Claai. L’intesa raggiunta tra imprese è la base da portare al tavolo con Cgil, Cisl e Uil, che hanno già definito una loro piattaforma su rappresentanza e modello contrattuale.