il Fatto Quotidiano, 11 luglio 2026
Il governo riforma la gestione dei poligoni
L’attenzione per le armi è diventata una costante del governo Meloni. Ora arriva un decreto urgente che cambia radicalmente lo scenario dei poligoni di addestramento, frequentati per sport ma anche da chi aspira ad avere e poter usare una pistola o un fucile. È tutto già scritto nella Gazzetta Ufficiale: l’Unione italiana tiro a segno (Uits) con le sue attività di addestramento all’uso delle armi da fuoco, indispensabili per forze dell’ordine locali e cacciatori, passa sotto il controllo diretto della politica nazionale e potranno nascere nuovi poligoni di tiro gestiti da privati col rischio che le pratiche di certificazione finiscano in un sistema dove a contare è solo il profitto. Ottenere il porto d’armi potrebbe diventare quindi molto più facile, con vantaggi prevedibili per chi vende rivoltelle e fucili oltre che per la potente lobby dei cacciatori, già coccolata dal centrodestra. A dettare le nuove regole è il decreto legge 108 pubblicato lo scorso 26 giugno, da convertire entro 60 giorni. Un decreto urgente, per quanto non sia chiaro dove fosse l’urgenza di portare nuova burocrazia, nuovi costi, un complesso sistema di rappresentanze e lucrosi incarichi in un’organizzazione che funziona da 140 anni.
Finora le 263 sezioni territoriali dell’Uits hanno operato su due fronti: quello sportivo, con successi a livello mondiale, e quello istituzionale. Il riordino elaborato in tutta fretta dal governo separa i due campi, creando una struttura centralizzata a Roma che avrà tutti i poteri e il portafogli, per lasciare alle sezioni soltanto la gestione della parte strettamente sportiva. Il decreto prevede anche il passaggio alla nuova Uits nazionale dei beni oggi in capo alle sezioni locali, beni demaniali concessi in comodato gratuito: i presidenti locali, che negli anni hanno investito su sicurezza, migliorie tecniche e ampliamento dei servizi, parlano di esproprio mascherato.
“Sotto il profilo del metodo, la riforma è stata concepita in totale isolamento burocratico, senza alcuna consultazione della base associativa – sostiene Anna Elena Sportelli, ex revisore del conti dell’Uits e candidata alla presidenza nazionale –. Ben 103 presidenti di sezione territoriale hanno già indirizzato una formale missiva al ministro della Difesa Guido Crosetto per manifestare la gravità della situazione e la profonda preoccupazione dei territori. Non siamo di fronte a una riforma, ma a un esproprio economico e gestionale che rischia di indurre al fallimento le sezioni territoriali. Le tesi esposte dal Commissario straordinario dell’Uits, Walter De Giusti, hanno confermato le incolmabili lacune del testo. Egli ha evocato come emblematici di presunte criticità gestionali solo due casi isolati, quelli di Roma e di Padova. Eccezioni che confermano la regola dell’assoluta normalità, trasparenza e virtuosità nella gestione di ben 261 sezioni su 263 totali. Peraltro – ha aggiunto – giova ricordare che proprio in merito alla sezione di Milano lo stesso De Giusti risulta denunciato alla Corte dei conti dall’Esercito italiano”.
Il riferimento è per una controversia, raccontata dal Fatto l’11 dicembre del 2025, nata da una strana decisione di De Giusti: installare un ring con palestra di boxe nel poligono di Milano, sfruttando il proprio ruolo di segretario generale della Federazione pugilato. La reazione del Comando militare, titolare del demanio, ha bloccato il tentativo sul nascere. Sempre De Giusti, nel suo ruolo-bis di commissario straordinario, è al centro di una controversia a Roma: il Tar gli ha imposto di convocare l’assemblea nazionale Uits per avviare le elezioni del nuovo presidente, un passaggio obbligato che forse il dirigente non gradisce. Non solo: bocciato per mancanza dei requisiti il suo progetto di organizzare nel poligono storico di Roma la Final Hall di tiro con armi ad aria compressa, ha deciso di trasferire l’evento sportivo alla Fiera, con costi spaventosi. Eppure potrebbe essere lui a gestire il prossimo riordino dell’Uits, in un clima però di aperto dissenso. “Vogliono costruire un mostro burocratico – è l’opinione raccolta da molti degli iscritti delle sezioni dell’Unione –, che renderà tutto più complicato a livello istituzionale e arrecherà un danno enorme alla parte sportiva”.