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 2026  luglio 11 Sabato calendario

IA, Google e OpenAi infiltrate da aziende cinesi in black-list

Mentre Usa e Cina competono sulla supremazia tecnologica, con il Pentagono e il Dipartimento del Commercio di Washington che cercano di frenare la tecnologia cinese, i colossi della Silicon Valley continuano a fornire sottobanco strumenti IA a entità finite nella lista nera statunitense. Il Financial Times ha scoperto che Google e OpenAi hanno venduto i propri modelli di punta a sussidiarie di Singapore di giganti cinesi come Alibaba, Baidu e Tencent. È una falla clamorosa nella strategia degli Stati Uniti contro Pechino.
Il meccanismo è la triangolazione commerciale. Grazie alla presenza di filiali a Singapore e Hong Kong, le aziende cinesi sono riuscite ad accedere a servizi di intelligenza artificiale tramite Api (interfacce software) che consentono l’uso remoto dei modelli. OpenAI ha ammesso di aver sospeso l’accesso ad Alibaba solo dopo aver rilevato casi di “distillazione”, una tecnica in cui gli sviluppatori cinesi usano i risultati dei modelli IA Usa per addestrare e migliorare i propri. Per gli Stati Uniti, il rischio per la sicurezza nazionale è enorme. Washington teme la fusione tra sistemi militari e civili cinesi, che obbliga le aziende private a cedere le proprie innovazioni all’Esercito di Pechino. L’IA avanzata potrebbe essere usata per lo sviluppo di armi autonome, per la cyberguerra, per calcoli crittografici avanzati e per infrastrutture di comando e controllo militari. Le restrizioni Usa seguono una strategia avviata tra il 2022 e l’inizio del 2025. La svolta è del 7 ottobre 2022, seguita da un inasprimento a ottobre 2023 fino al pacchetto definitivo emanato in extremis dall’amministrazione Biden il 13 gennaio 2025.
A guidare queste regole sono stati i Dipartimenti del Commercio e del Tesoro Usa. Le regole vietano la vendita di tecnologie di punta sia sull’hardware che sul software non solo a entità cinesi, ma anche a sussidiarie estere per evitare triangolazioni. Gli analisti sono divisi sulla strategia Usa. C’è chi ha definito queste politiche “strategicamente incoerenti e inapplicabili”, sostenendo che le scappatoie creano un falso senso di sicurezza e permettono alla Cina di colmare il divario tecnologico. Al contrario, esperti della Rand Corporation considerano le norme efficienti per proteggere le catene di approvvigionamento Usa. L’industria tech, guidata da Nvidia e Microsoft, ha invece protestato, definendo le regole “fuorvianti” e capaci di minare la competitività americana.
Pechino ha risposto su due fronti. Sul piano legale e diplomatico, il ministero del Commercio cinese ha condannato la “giurisdizione extraterritoriale” di Washington, mentre Alibaba ha citato in giudizio il Pentagono per essere stata inserita nella lista nera militare definendo la designazione “arbitraria”. Nonostante i controlli Usa, la notizia del Ft conferma che le aziende cinesi continuano a tentare l’accesso attraverso metodi elusivi, come l’uso di migliaia di account fraudolenti per generare milioni di scambi con modelli come Claude di Anthropic.