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 2026  luglio 12 Domenica calendario

Riposare è tutta una questione di regole

Leone XIV ripete spesso che per avere pace attorno a sé occorre averla dentro di sé. Un assunto agostiniano che vale per gli scenari geopolitici come per la vita quotidiana. Nel libro L’arte di riposare edito da San Paolo, Anna Maria Foli analizza l’ozio meditativo per rigenerare corpo, mente e spirito. Riposare ha antiche radici spirituali e mistiche ed è anche questione di spirito prima che di corpo.
I greci
Il tema del riposo nel corso dei secoli è stato affrontato da filosofi, pensatori e scrittori. Nel mondo greco, per esempio, Aristotele vedeva nel tempo libero il fine del lavoro. L’uomo lavora per poter dedicarsi alla contemplazione, alla ricerca della verità e alla maturazione interiore. I romani svilupparono il concetto di “otium”, inteso come momento dedicato alla lettura, alla filosofia, all’amicizia e alla formazione dell’animo e sottratto al “negotium”, il tempo degli affari. Con il cristianesimo questa prospettiva si approfondisce ulteriormente. Il riposo diventa occasione di incontro con Dio attraverso la preghiera e la contemplazione. Nei monasteri, il celebre equilibrio tra lavoro e preghiera mostra che il riposo autentico non consiste nel non fare nulla, ma nel vivere un’armonia tra attività, silenzio e vita interiore. Nel pensiero orientale, e in particolare nell’ambito delle pratiche meditative, il riposo coincide con la capacità di essere pienamente presenti e rallentare per lasciare spazio all’essere. Anche una semplice camminata, vissuta con consapevolezza, può trasformarsi in una forma di meditazione in movimento, capace di restituire serenità e riportare la mente al momento presente.
La storia del pensiero teologico è costellata di maestri dell’arte del riposare. «Tra le figure più significative c’è quella di Benedetto da Norcia, il fondatore del monachesimo occidentale e dell’ordine dei Benedettini – osserva Anna Maria Foli -La sua Regola propone un equilibrio tra preghiera, lavoro e silenzio, mostrando che il riposo non coincide con l’inattività, ma con un ritmo ordinato della vita. L’alternanza tra lavoro manuale e contemplazione impedisce sia la frenesia che l’oziosità».
Gli eremiti
Un’altra grande scuola è quella degli antichi eremiti del deserto e degli ordini contemplativi, che hanno fatto del silenzio il luogo privilegiato dell’incontro con Dio. In questa prospettiva, ritirarsi dal rumore del mondo significa ritrovare la pace interiore. I Certosini, in particolare, hanno sviluppato questa intuizione facendo della solitudine e del silenzio un ambiente permanente, capace di condurre a quello che può essere definito un vero “riposo dell’anima”. Come ribadito da Leone XIV, corpo e spirito non sono due realtà separate, ma si influenzano continuamente. «Possiamo concederci molte ore di sonno o una giornata intera di riposo, ma se la mente continua a essere affollata da preoccupazioni, ansie e pensieri incessanti, difficilmente riusciremo a rigenerarci davvero – evidenzia Foli – Il riposo autentico nasce quando anche il mondo interiore ritrova equilibrio. Per questo il silenzio, la contemplazione, la meditazione e la preghiera hanno sempre occupato un posto centrale nelle grandi tradizioni spirituali». Si tratta, infatti, di modi concreti per fare ordine dentro di sé, prendere le distanze dalle urgenze quotidiane e ritrovare ciò che è essenziale. «Quando questo accade, anche il corpo ne trae beneficio – sottolinea la scrittrice-. Il respiro si fa più regolare, le tensioni si allentano, il sonno diventa più profondo e le energie si ricostituiscono con maggiore facilità. È il motivo per cui il vero riposo è un’esperienza che coinvolge la persona nella sua interezza. Non basta smettere di lavorare, ma occorre impegnarsi per imparare a smettere, almeno per qualche momento, di rincorrere pensieri, preoccupazioni e aspettative. Non siamo più capaci di riposarci nei momenti vuoti: in una sala d’attesa, in treno, prima di dormire. Riempiano ogni pausa e ogni silenzio con parole, rumori e contenuti digitali. Anche nei weekend o in vacanza sentiamo sempre il bisogno di fare qualcosa. Abbiamo perso l’abitudine a star fermi, senza obiettivi, semplicemente presenti. Ed è per questo che la cifra della post-modernità sembra essere la spossatezza». E non esiste il segreto per riposare davvero. «Non c’è una formula valida per tutti, ma ognuno deve cercare dentro di sé il metodo migliore per riposare corpo e spirito – precisa Foli-. Riposare significa creare uno spazio in cui interrompere, anche solo per poco, la continua richiesta di fare, produrre e raggiungere obiettivi».
Dunque occorre rallentare, ascoltare il proprio corpo, fare silenzio, recuperare il contatto con la natura, coltivare relazioni autentiche, concedersi il piacere della lettura, del gioco, della creatività o della contemplazione.
Scelta consapevole
Il riposo è una scelta consapevole che va voluta, costruita e, spesso, difesa dalle continue richieste della vita quotidiana. Il titolo L’arte di riposare nasce da qui. Come l’arte il riposo richiede sforzo, ma vale la pena perché il risultato è prezioso quanto imparare a non sentirsi in colpa. «Oggi siamo portati a pensare che ogni minuto debba essere produttivo, mentre il riposo viene spesso percepito come tempo sottratto al lavoro – puntualizza Foli – Al contrario, fermarsi significa recuperare lucidità, creatività ed equilibrio, per tornare alle proprie attività con maggiore energia e consapevolezza. Il vero riposo coinvolge tutta la persona. Non solo il corpo, ma anche la mente e lo spirito hanno bisogno di quiete. Quando ritroviamo questa armonia il riposo diventa un’arte, capace di migliorare la qualità della nostra vita».