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 2026  luglio 11 Sabato calendario

Albania, protesta infinita. Dopo i resort di Trump il concerto di Kanye West

Quattro milioni di euro pubblici per salvare il concerto di Kanye West, in programma oggi alle porte di Tirana: un evento contestato per le dichiarazioni neo-naziste e antisemite dell’artista, già respinto in diversi Paesi europei e sostenuto dal governo Rama nonostante le vendite deludenti e le promesse iniziali di non gravare sui contribuenti, che stanno già boicottando in massa l’iniziativa. È l’ultima operazione d’immagine di un potere accusato di trasformare l’Albania in una vetrina per turisti, investitori, celebrità e oligarchi.
Nelle proteste che inondano il Paese, tra coste cementificate, disuguaglianze, corruzione ed emigrazione, il messaggio del popolo albanese è ormai netto: «l’Albania non è in vendita, ed Edi Rama deve andare a casa».
Così la rivoluzione dei fenicotteri oltrepassa il primo mese di incessante protesta. Perché nonostante l’immagine da cartolina ormai impressa nel nostro immaginario – ben distanti dai barconi gremiti di persone in fuga nel 1991 – l’Albania continua a essere un Paese da cui scappare. «La maggioranza degli albanesi non può permettersi di acquistare o affittare un appartamento: negli ultimi quindici anni di governo Rama, l’economia è stata trainata dall’edilizia e dal turismo, il cui carburante è stato in primis il riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga», spiega Redi Muci, unico deputato di Lëvizja Bashkë (Movimento Insieme).
Ma facciamo un passo indietro: perché “rivoluzione dei fenicotteri”? «Lo scorso maggio alcuni macchinari pesanti sono entrati senza preavviso nell’area protetta di Vjosa-Narta e hanno iniziato a costruire. Il 16 maggio abbiamo organizzato la prima manifestazione. La laguna di Narta è la casa di migliaia di fenicotteri, e dal punto di vista della biodiversità è una delle aree più importanti di tutta l’Albania», spiega Aleksander Trajce, presidente di Protection and Preservation of Natural Environment of Albania, la più vecchia e importante Ong per la tutela ambientale del Paese.
La contestazione
Siamo a Zvërnec, uno dei comuni più vicini al cantiere, ed è il 30 maggio che – dopo diverse manifestazioni locali – si intensifica il conflitto: un residente intento a oltrepassare il filo spinato viene pestato brutalmente da uno degli uomini della sicurezza privata che controllavano il perimetro, mentre la polizia di Stato osservava la scena senza intervenire. Il tutto viene ripreso da Emiljando Kita, militante di Lëvizja Bashkë: «Avrei potuto aiutarlo allontanandolo dai colpi della polizia, ma ho filmato la scena affinché tutti gli albanesi potessero vederla».
Tra i fattori dell’escalation c’è anche il genero di Donald Trump, Jared Kushner, che insieme a sua moglie Ivanka stanno cercando di acquistare l’isola di Sazan – proprio davanti alla laguna di Vjosa-Narta – per costruirci un enorme hotel di lusso. Il racconto grottesco di come la figlia di Trump ha scoperto l’isola e ha deciso di comprarla, arrivandoci a nuoto dal suo Yacht, ha indignato gli albanesi. «Gli unici che guadagnano dal turismo selvaggio sono i super ricchi che ottengono concessioni su terreni pubblici per i loro progetti. E il caso di Sazan è la goccia che ha fatto traboccare il vaso», riprende Trajce. «Nel 2024 – continua – il governo ha improvvisamente modificato la legge sulle aree protette: con una autorizzazione speciale è adesso possibile costruirci. E Kushner ha reso noto il suo progetto solo tre settimane dopo l’approvazione della legge».
Questo caso è l’esempio di una politica più ampia, in cui sono arretrati i confini della tutela della natura per lasciare spazio agli “investimenti strategici”. «Dicono che non esiste alcun progetto ma esiste un’autorizzazione allo sviluppo: come può essere stata concessa senza che sia stato un progetto. Non c’è trasparenza. Siamo favorevoli a questo e a tutti gli investimenti strategici, ma vogliamo sapere i dettagli e l’impatto che avrà», spiega Besart Xhaferri, deputato del Partito Democratico. Intanto la Procura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata (Spak) ha già avviato indagini sugli sviluppi a Zvërnec: il sospetto è riciclaggio di denaro.
Un a rivolta trasversale
Secondo Nebi Bardhoshi, antropologo, le strutture di lusso non sono semplici progetti di sviluppo, ma parte di un modello corrotto ormai strutturale: «Il modello dei resort sulla costa e dei grattacieli a Tirana ha portato all’aumento dei prezzi e alla limitazione dell’accesso ai beni comuni. L’occupazione creata è stata irrisoria». Per questo, secondo Bardhoshi, Zvërnec è diventato il punto in cui si incontrano il malcontento, la mancanza di trasparenza e la politica contro l’interesse collettivo, della natura e della gente. «Per questo le richieste espresse durante la Rivoluzione dei fenicotteri sono profondamente anti-establishment e trasversali».
Non è un caso che i cori siano rivolti sia all’attuale Primo Ministro, che allo storico leader della destra. “Rama in prigione, Berisha in prigione”, è uno degli slogan più comuni. «La coppia Rama-Berisha è il vero bersaglio di queste proteste», racconta Redi Muci. «Da anni il governo tratta il Paese come una proprietà privata, che può vendere e distruggere a suo piacimento. Quando il governo non opera più nell’interesse del popolo, non ci resta che bloccare tutto», dichiara l’attivista Elsa Paja dalle piazze di Tirana.
I primi successi
Lo scorso 17 giugno il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sul Rapporto 2025 della Commissione europea sull’Albania, che chiede alle autorità albanesi di revocare le modifiche alla legge sulle aree protette e di imporre una moratoria immediata su nuovi permessi e interventi di sviluppo nelle zone interessate. Mentre dai suoi canali social il premier Rama cerca in tutti i modi di minimizzare la portata delle rivolte, nella capitale albanese sale la tensione. Dallo scorso 2 luglio è in corso un’escalation, dopo che diversi deputati sono stati colpiti con le uova all’uscita del parlamento. L’intervento della polizia è stato massiccio: 19 arresti, due dei quali tutt’ora ai domiciliari.
La città ha risposto con la giornata di mobilitazione più partecipata, aiutata anche dalla presenza massiva della diaspora e di una delegazione di eurodeputati scesi in piazza con i manifestanti. L’eurodeputata olandese Tineke Strik ha dichiarato che, nonostante l’incontro con il ministro dell’Ambiente Sofjan Jaupaj, non è stata fornita alcuna garanzia che le attività nell’area saranno sospese. E le prime scosse politiche non tardano ad arrivare: la deputata socialista Marjana Koceku ha lasciato il partito di Edi Rama: «In queste condizioni non può esserci né stabilità né coesione con il popolo che rappresento». Il primo sassolino di una frana?