repubblica.it, 12 luglio 2026
Intervista a Tommaso Marini
Un metro e 97 di talento. Forza della natura in pedana, carattere delicato a intermittenza. Ballerino nel 2024 a Ballando con le Stelle, aspirante attore, ragazzo spesso tormentato dalla voglia di esprimersi in campi totalmente diversi. Perché, come dice Tommaso Marini, campione del mondo di fioretto con aura da modello com’è stata la madre Anna, «chi ha affrontato un’Olimpiade non può aver paura di andare in diretta in prima serata». Dopo la fine dell’epoca Vezzali, Di Francisca, Montano, sarà lui la stella azzurra ai Mondiali di scherma a Hong Kong, dal 22 luglio.
Quando aveva otto anni e viveva ad Ancona disse ai suoi genitori che voleva andare a imparare la scherma nella famosa Accademia di Jesi. Dopo le Olimpiadi di Parigi si è staccato da quel centro, com’è la sua vita ora?
«Vivo a Roma centro, nel quartiere Prati. Dopo Parigi in realtà volevo trasferirmi a Milano, ma Ballando mi ha portato a vivere per quattro mesi a Roma, che ho conosciuto meglio e mi ha fatto cambiare idea. Ho deciso di restare: i primi due mesi li ho passati in un B&B».
Ora si allena nel centro internazionale di Frascati.
«Sicuramente è un po’ pesante andarci, un’ora al mattino nel traffico, 40 minuti al ritorno. Ma vale la pena, perché lì ho trovato una famiglia, tecnici, compagni di Nazionale, faccio lezione con Luca Simoncelli, il marito di Arianna Errigo, una grandissima del fioretto, le Fiamme Oro mi hanno messo a disposizione una preparatrice, Barbara Montecchiani».
Non sarebbe più comodo vivere ai Castelli Romani?
«Ma io sto studiando recitazione, devo vivere per forza a Roma».
Recitazione? Dove studia?
«Corsi privati. Nelle accademie magari c’è un obbligo di frequenza con orari incompatibili per me. La mia agenzia di cinema mi ha consigliato questa strada, insomma sto preparando anche il piano B».
Cosa ha scoperto intanto?
«Cercare di essere un attore è molto più difficile di quanto possa sembrare. È un lavoro a 360 gradi che richiede una preparazione importante su sé stessi, bisogna essere disponibili a mettere in gioco qualcosa di personale. C’è poi un lavoro di comprensione del personaggio, di analisi del testo, dell’ambiente circostante, farlo dopo una sessione di allenamento ti ruba tanta energia mentale. Ma è un mondo così bello, mi piace».
C’è un genere in cui potrebbe eccellere?
«La mia statura è uno svantaggio, sarebbe meglio essere affiancati da altri attori o attrici alte. Un domani mi piacerebbe interpretare una figura drammatica, in un film bello triste, pesante. Poi magari finisco a Zelig…».
Quando è nata la passione per lo spettacolo?
«Quando ero piccolo, guardavo i cartoni animati, Il re leone, Alla ricerca di Nemo, e riproducevo a memoria le stesse scene e gli stessi testi. Sono sempre stato eclettico».
È arrivato prima il fioretto di plastica o Il re leone?
«Simba sicuramente».
In fondo nel mondo dello spettacolo ha già affrontato una sfida come Ballando con le Stelle.
«Non è stato facile, ma nemmeno difficile. Ti puoi vergognare a ballare davanti a un pubblico così ampio, facendo qualcosa che non ti appartiene. Ma per uno come me, abituato a sopportare certe pressioni, è un’esperienza diciamo leggera».
In una scherma sempre più globale lei affronterà i Mondiali a Hong Kong, terra di fiorettisti eccezionali come il due volte campione olimpico Cheung Ka Long e del campione del mondo in carica Ryan Choi: preoccupato?
«Dobbiamo essere carichi, perché stiamo andando a casa del “nemico”. Sarebbe bello fargli una bella sorpresa. Ormai il fioretto, la mia arma, sta diventando sempre più imprevedibile, tante cose stanno cambiando».
Lei come reagisce ai cambiamenti?
«Devo continuare a lavorare come sto facendo, sulla tecnica e la preparazione atletica. Per quanto riguarda la testa, spero di scendere dal letto col piede giusto e che tutto vada bene».
Quanti anni ancora vuole essere un campione di scherma?
«Non so. Mi piacerebbe vivere altre vite».
Non teme un giorno di rimpiangere di non aver concentrato tutto sullo sport in questa breve fase della sua vita, in modo da ottenere il massimo?
«Onestamente no. Ho 26 anni e ne sento 34. Da piccolo a Jesi tiravo con Valentina Vezzali. In tre stagioni ho vinto un Mondiale e una Coppa del mondo, ho vissuto un’Olimpiade, mi sono operato alla spalla. Non mi sono annoiato. La mia fase di devozione alla scherma l’ho vissuta nel triennio delle Olimpiadi di Parigi, ora c’è anche altro».
Dopo il ritiro di Vezzali, Di Francisca, Montano, lei è diventato il personaggio da copertina della scherma italiana.
«Forse è stata la cosa più bella di questi anni. È bastato essere me stesso, con il mio approccio che a volte può sembrare invasivo...».
Si sente di rappresentare la sua generazione attraverso il look e dettagli come le unghie smaltate?
«Non ho mai voluto rappresentare nessuno. Ho sempre fatto quello che andava a me. Se poi qualcuno vedendomi si sente rappresentato, difeso, se posso essere d’aiuto a qualcuno sono l’uomo più felice del mondo».
Qualcuno in pedana ha mai ironizzato sulle sue unghie colorate?
«Se sei più forte nessuno fa battute. Odio la prepotenza, a me piacciono le buone maniere, e al giorno d’oggi qualcuno se le dimentica. Ma ho la fortuna di appartenere a un mondo come quello della scherma, frequentato da famiglie educate».