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 2026  luglio 12 Domenica calendario

Chi sono gli Antifa e perché ossessionano Trump e i Maga

Quando dagli Stati Uniti è arrivato alle cancellerie europee l’invito a un “summit internazionale contro il terrorismo rosso” molti hanno storto il naso e non solo per la temperatura ormai glaciale dei rapporti con gli Usa. Più di un Paese – ha rivelato il Washington Post, che per primo ha dato notizia del summit – ha cestinato l’invito. L’Italia invece ha deciso di essere presente, quanto meno con un non ancora precisato sottosegretario. Ma secondo gli Usa chi sono questi “terroristi rossi” pronti a diventare, secondo il segretario di Stato Marco Rubio, “una minaccia transnazionale” tanto da chiamare a raccolta 60 ministri degli Esteri?
L’executive order di Trump
Negli Usa li chiamano Antifa, ma a dispetto dell’Executive Order del settembre 2025 con cui l’amministrazione Usa li bolla come “organizzazione terroristica interna”, ordinando alle agenzie federali di indagare e smantellare ogni attività “condotta da Antifa o da chi agisce per suo conto”, un’organizzazione vera e propria non esiste. I più lo considerano un movimento decentralizzato, che affonda le radici nelle proteste seguite all’omicidio di George Floyd e nel tempo ha finito per aggregare idealmente non solo gruppi organizzati della più diversa natura, ma anche singoli.
Una galassia non strutturata
Si va dai gruppi anti-Ice (e il rischio è che ci finiscano dentro anche le parrocchie) ai comitati di solidarietà con la Palestina, da storiche sigle come il Rose City Antifa di Portland, di ispirazione socialista, agli anarchici del Metropolitan Anarchist Coordinating Council (MACC) di New York, dallo studentesco Youth liberation front a animalisti e ambientalisti. In realtà una vera e propria rete non c’è, neanche una struttura, si tratta di una galassia di sigle che si riconoscono nella lotta all’attuale amministrazione e/o ad alcune delle sue politiche.
L’ossessione di Trump per gli Antifa
Per il presidente Trump si tratta di una rete eversiva con addirittura legami (criminali) con altre organizzazioni nel mondo, tanto che nei mesi scorsi – rivela il Wp – dagli Usa sarebbero arrivate alle agenzie investigative di vari Paesi richieste di informazioni su diverse organizzazioni politiche.
Se è vero che negli ultimi mesi il presidente Usa ha iniziato a tuonare sempre di più contro “il comunismo”; quella per gli Antifa è in realtà una vecchia ossessione. Nei mesi del movimento Black Lives Matter, durante il suo primo mandato, Trump ha iniziato a riferirsi agli “antifa” come sinonimo di “caos e minaccia interna”. Cinque anni dopo, ha trasformato la sigla in una “organizzazione terroristica”, in barba alla legge statunitense che non consente tale classificazione per gruppi nazionali. “Sono un disastro di sinistra radicale malato e pericoloso”, ha detto all’epoca. Con un post su X invece, il vice capo di gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller, ha definito quella come un’ideologia che “celebra tutto ciò che è distorto, contorto e depravato”, la cui “unica minaccia unificante è l’insaziabile sete di distruzione”.
A corredo dell’executive order, il memorandum n.7 sulla sicurezza nazionale esplicita quello che sarebbe il raggio d’azione degli Antifa. Ed è sostanzialmente un minestrone – così lo hanno definito attivisti e politologi – di episodi che nulla hanno a che fare l’uno con l’altro e che mischiano veri e propri crimini come l’attentato contro Charlie Kirk o l’omicidio dell’amministratore delegato di United HealthCare, Brian Thompson, con le manifestazioni anti-Ice o le proteste universitarie.
Dall’anticapitalismo all’ostilità per le tradizioni americane
Per l’amministrazione Usa sarebbero tutti indistintamente “il culmine di campagne organizzate” di intimidazione e violenza volte a “mettere a tacere il dissenso, limitare l’attività politica, modificare o influenzare le decisioni politiche e impedire il funzionamento di una società democratica”. E tutte riconducibili a un non meglio precisato movimento Antifa, che includerebbe organizzazioni che propugnano “antiamericanismo, anticapitalismo e anticristianesimo; sostegno al rovesciamento del governo degli Stati Uniti; estremismo in materia di migrazione, razza e genere; e ostilità verso coloro che sostengono le tradizionali convinzioni americane su famiglia, religione e moralità”.
I timori degli esperti
Una definizione estremamente vaga, che preoccupa non solo organizzazioni per i diritti civili come il Brennan Center for Justice, ma anche esperti come Colin P. Clarke, direttore esecutivo del Soufan Center, spesso chiamato a testimoniare in qualità di tecnico in casi di terrorismo. “Questa è la politicizzazione dell’intelligence, ed è pericolosa perché in pratica stanno strumentalizzando la lotta al terrorismo a fini politici di parte”, ha detto Clarke al Washington Post. Per Faiza Patel del Brennan Center, l’estrema eterogeneità delle “idee sovversive” individuate dal memorandum “comprende facilmente chiunque, dagli organizzatori sindacali, ai socialisti, a molti libertari, a coloro che criticano il cristianesimo, ai gruppi pro-immigrazione, ai manifestanti anti-ICE, agli attivisti per la giustizia razziale e i diritti delle persone transgender, fino a chiunque sostenga opinioni che l’amministrazione considera antiamericane”. Per Patel, “l’etichetta Antifa può essere attribuita a qualsiasi di queste categorie di persone e gruppi, e a molti altri ancora, offrendo al governo la massima flessibilità nella scelta dei propri bersagli”.
Attivisti condannati a 100 anni di carcere in Texas
Lo scriveva nell’ottobre 2025 e i fatti le hanno dato ragione. Il mese scorso, un gruppo di attivisti, bollati come “cellula antifa”, sono stati condannati a pene pesantissime per una protesta davanti a una struttura dell’Ice in Texas, durante la quale un agente è stato ferito. Uno degli imputati è stato condannato a 100 anni di carcere per tentato omicidio, gli altri a pene dai 30 a 70 anni per reati quali sommossa, sostegno al terrorismo e cospirazione per l’uso e il trasporto di esplosivi. A giugno invece, in Minnesota – nel gennaio scorso scosso dalle proteste contro i raid della nuova polizia anti-migranti voluta da Trump, diventate ancor più accese dopo l’omicidio di Renée Good – quindici persone sono state incriminate per cospirazione finalizzata a ostacolare o danneggiare agenti federali. Per il procuratore federale Daniel Rosen, farebbero parte di due gruppi antifascisti con sede a Minneapolis che “si sono opposti violentemente all’applicazione della legge federale nel nostro stato”.
Preoccupazioni democratiche
Con i sondaggi per il tycoon in caduta libera e le elezioni di midterm alle porte, il timore però adesso è che nel mirino finiscano anche organizzazioni come la Dsa, il movimento socialdemocratico che ha trainato la vittoriosa campagna elettorale del sindaco Zohran Mamdani e sta conquistando con i suoi candidati le primarie in molti Stati, o gruppi giovanili, ambientalisti o per i diritti civili che orbitano attorno a quest’area, come il Sunrise Movement o i comitati spontanei nati per vigilare contro le violenze dell’Ice. Un attacco, segnalano gli esperti, che potrebbe arrivare non solo sul piano legale, ma anche su quello economico, perché la semplice accusa di “legami con la galassia Antifa” sulla carta potrebbe bastare per revocare l’esenzione fiscale garantita ai gruppi no profit, limitandone, se non azzerandone, l’operatività.
La campagna si fa strada nell’estrema destra europea
Si tratta di scenari al momento lontani dal contesto europeo, come dimostra lo scetticismo mostrato dalle cancellerie Ue quando l’invito è stato recapitato. Tuttavia, la “crociata contro gli antifa” che Trump ha lanciato e Rubio si è intestato, sta iniziando a fare breccia nelle destre che guardano al movimento Maga, come dimostrano i processi ungheresi contro Ilaria Salis e altri attivisti antifascisti, o le campagne del partito di estrema destra Rassemblement National dopo la morte di uno dei suoi militanti, Quentin Deranque, ucciso nel corso di una rissa con un gruppo di attivisti di sinistra avvenuta a Lione nel febbraio 2026.