la Repubblica, 12 luglio 2026
Spinta bipartisan per un rinvio della tassa italiana sui minipacchi
Nuovo possibile rinvio per la tassa italiana da 2 euro sui minipacchi. A proporre il rinvio della tassa di gestione dei pacchi di valore inferiore a 150 euro alcuni emendamenti identici rispettivamente della Lega e di Forza Italia, al decreto Infrastrutture e Pnrr all’esame della commissione Bilancio della Camera. Con gli emendamenti si propone che l’entrata in vigore della misura sia spostata dal primo ottobre 2026 al primo ottobre 2027. La copertura, pari a 183,8 milioni, viene indicata nel Fondo per interventi strutturali di politica economica. La tassa italiana va distinta dal dazio europeo che invece è entrato in vigore da luglio.
Proposta analoga anche da parte delle opposizioni. Il M5S ha presentato un emendamento per il rinvio a gennaio, mentre il Pd ne ha presentati due, uno per la soppressione del contributo (a firma Silvia Roggiani-Andrea Casu), proposta maggiormente in linea con le richieste degli operatori del settore, e l’altro per in rinvio di un anno.
I timori degli operatori
La sostenibilità economica dell’emendamento non è ancora stata valutata dagli uffici competenti del Mef. L’iter della tassa da 2 euro sui pacchetti extra Ue è stato già movimentato: prevista inizialmente dall’ultima legge di Bilancio a partire dal primo gennaio, è stata poi rimandata al primo luglio e poi al primo ottobre, anche su spinta delle associazioni di categoria, in particolare di Confetra. Gli operatori italiani temono infatti che una tassa nazionale possa tradursi in uno svantaggio competitivo. Da qui anche la richiesta di proroga di un intero anno. Una proroga così lunga però potrebbe rivelarsi pleonastica.
L’incompatibilità con la tassa europea
Infatti da novembre dovrebbe entrare in vigore un’ulteriore tassa di gestione europea sui pacchi di valore inferiore a 150 euro che arrivano dai Paesi extra-Ue (pensata soprattutto per arginare le spedizioni di prodotti low cost dalla Cina). I tecnici della Commissione europea escludono categoricamente (e lo ha confermato anche il Mef) che le due tasse, essendo di contenuto identico (ma non di valore, quella Ue sarà tra i 2 e i 4 euro, la cifra deve ancora essere stabilita), possano sovrapporsi. Le misure nazionali già in vigore dovranno cessare «una volta che entrerà in vigore» la norma europea – spiegano i funzionari Ue – e quindi la commissione di gestione italiana da 2 euro in teoria non dovrebbe mai in vigore, o al massimo potrebbe rimanere in vigore un mese o poco più, dal’1 ottobre fino a quando non entrerà in vigore quella europea.
Tuttavia Confetra teme che gli automatismi non funzionino, e che sarebbe più opportuno abrogare ufficialmente la tassa italiana, per non creare problemi agli operatori, evitando che alla dogana possano ricevere richieste doppie. Proprio per questa ragione, però, non si schiera per un ulteriore rinvio: «Non ci sembra utile, e non vorremmo creare problemi al Mef e al governo in generale, che già hanno fatto uno sforzo di bilancio importante per il rinvio all’1 ottobre», afferma il direttore generale dell’organizzazione, Andrea Cappa.