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 2026  luglio 12 Domenica calendario

Ranucci, piano dei vertici Rai per sostituirlo

Bocce ferme e bocche cucite. In Rai l’ordine di scuderia è chiaro: Sigfrido Ranucci non va trasformato in un martire.
Tutto quel che c’era da fare sul caso che sta scuotendo il panorama mediatico-giudiziario – ovvero sospendere in via cautelativa la programmazione delle repliche estive di Report «a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico» – è stato fatto. Ora non resta che aspettare. Due cose essenzialmente.
Gli sviluppi dell’inchiesta della Dda di Roma sulla bomba rudimentale esplosa davanti alla villetta del conduttore, che ha già portato all’accusa di strage per Valter Lavitola, faccendiere controverso e però legato da un rapporto fraterno proprio con la vittima dell’attentato. E l’esito dell’esposto che Fratelli d’Italia depositerà la prossima settimana in procura per approfondire “le relazioni pericolose” fra il giornalista e il presunto mandante degli ordigni piazzati nei pressi della sua abitazione il 16 ottobre scorso.
Due capitoli investigativi forieri di sorprese: dall’attività dei carabinieri sui device trovati il 4 luglio nell’appartamento di Lavitola – tre telefonini e due pendrive, oltre a sette manoscritti – potrebbero infatti saltar fuori atti o documenti utili a definire il perimetro in cui si è consumata la scelta di affidare a una banda di quattro persone l’agguato ai danni del popolare volto Rai. Mentre il partito della premier ha intenzione di porre all’attenzione degli inquirenti un paio di puntate di Report dietro cui si nasconderebbe – questo il sospetto – la manina dell’amico imprenditore, deciso a vendicarsi di alcuni esponenti meloniani che gli avrebbero negato il sostegno per certi suoi progetti nel campo delle energie rinnovabili nel Lazio.
Eccola la strategia che si va delineando ai piani alti della tv pubblica. Di tempo per far emergere eventuali elementi compromettenti su Ranucci ce n’è abbastanza: almeno tre mesi. Dopodiché, se dovesse avverarsi la profezia di Massimo Giletti – «Credo che tra poco ci sarà un colpo di scena molto delicato sulle vere motivazioni dell’attentato», ha sibilato giovedì scorso a margine di una manifestazione culturale a Polignano a Mare – scatterebbe l’epurazione che la destra sogna da anni: Report andrà comunque in onda a partire da novembre, resta cioè confermato nei palinsesti, ma a guidarlo non sarà lo storico anchor di Rai3, bensì qualcuno dei collaboratori più fidati. Un interno. Opzione che consentirebbe di centrare tre diversi obiettivi: liberarsi di Ranucci, smentire chi grida alla censura e sfatare l’accusa di aver trasformato l’emittente di Stato in TeleMeloni.
Nel frattempo non si placano le polemiche scatenate dallo stop alle repliche estive della trasmissione, stabilito dalla direzione Approfondimenti. Dalle fila della maggioranza è nientemeno che il vicepremier Antonio Tajani a scomodarsi per difendere la scelta dei vertici e alimentare i sospetti sul conduttore: «La Rai è autonoma. Tocca alla magistratura e alle forze dell’ordine fare chiarezza su una vicenda inquietante, dai contorni un po’ strani». Tuttavia Ranucci, che ieri e oggi avrebbe dovuto portare il suo spettacolo in Sardegna (ma le date sono state annullate, ufficialmente per motivi tecnici), contrattacca: «Sospendere le repliche di Report per cautelare un marchio aziendale è una decisione che rischia di avere la stessa lettura che le bombe davanti casa mia siano state messe per amore», scrive sui social. «La conseguenza», denuncia, «è che ad essere sospesa è la qualità del lavoro di una squadra, e soprattutto la memoria di fatti importanti di questo Paese». Fratelli d’Italia però non demorde e punta il dito contro le opposizioni: «Lavitola pensava a Ranucci come possibile leader del centrosinistra, arrivando a commissionare sondaggi sulla sua popolarità. È lo schema di sempre: prendere una persona, trasformarla in simbolo e costruirci sopra una battaglia identitaria da portare al centro del dibattito pubblico».
Ricostruzione lunare per il campo largo. L’iniziativa dell’azienda di cancellare le repliche di Report è «incomprensibile e sbagliata», tuonano i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni: «Non si capisce a quale principio di cautela risponda una scelta che nulla ha a che vedere con l’indagine in corso. Peraltro, giova ricordarlo, l’indagine vede Ranucci come parte lesa». La battaglia continua.