Sette, 12 luglio 2026
Ucraina, la premier Svyrydenko si dimette: Zelensky prepara un nuovo rimpasto
Kiev cambia pelle. La guerra impone a Volodymyr Zelensky un nuovo passo anche al governo. La premier Yulia Svyrydenko ha presentato le dimissioni, che ora dovranno passare dalla Rada, il Parlamento monocamerale ucraino. È il terzo rimpasto di peso dall’inizio dell’invasione russa su larga scala, dopo quelli del 2024 e del 2025. Non una semplice rotazione di poltrone, dunque, ma il tentativo di mettere la macchina dello Stato al ritmo della guerra. Più rapida, più verticale, più capace di decidere. In cima all’agenda ci sono gli accordi con Washington per produrre su licenza missili Patriot, lo scudo antibalistico europeo e la necessità di ottenere armi prima che l’offensiva russa consumi uomini, città e consenso.
La successione è già aperta. Secondo Ukrainska Pravda, i nomi in valutazione sono quattro: Mykhailo Fedorov, Oleksii Chernyshov, Yuliia Svyrydenko e Oleksandr Kubrakov. Il più in auge è Fedorov, giovane ministro della Difesa e volto della modernizzazione tecnologica ucraina. È lui, oggi, il profilo che meglio sembra incarnare la svolta chiesta da Zelensky: meno burocrazia, più integrazione tra industria, droni, digitale e apparato militare. Il presidente ha annunciato anche cambi ai vertici delle forze dell’ordine. Il messaggio interno è netto: nessuna struttura è intoccabile, se rallenta la risposta bellica.
Sul terreno, intanto, Kiev prova a spostare il costo della guerra dentro la logistica russa. Le forze ucraine affermano di aver eliminato nella notte altre 14 navi della cosiddetta flotta ombra, la rete di petroliere e unità di supporto che consente a Mosca di aggirare le sanzioni e finanziare il conflitto. L’attacco si inserisce in una campagna più ampia contro raffinerie, terminali e naviglio russo. Non una rappresaglia simbolica, ma una pressione sulle arterie economiche e militari che tengono in moto la macchina dell’invasione.
Nella stessa logica rientra la creazione di un’unità ad hoc per il lungo raggio in Russia, annunciata venerdì e legata allo sviluppo dei missili a lunga gittata Flamingo, prodotti da Fire Point, società finita sotto la lente degli investigatori anticorruzione. L’obiettivo è concentrare capacità, intelligence e droni in una struttura più agile, capace di colpire dove Mosca si sente protetta: basi, depositi, infrastrutture energetiche, vie di rifornimento. È il segno di una guerra sempre meno confinata alla linea del fronte. Se la Russia martella le città ucraine, Kiev prova a rendere vulnerabile la retrovia dell’invasione.
Resta però il nodo della difesa aerea. Zelensky prepara cambi anche nella diplomazia, con l’obiettivo di accelerare le consegne degli alleati. La crisi dei Patriot e degli intercettori non è tecnica, ma politica: senza batterie e munizioni, l’Ucraina può colpire lontano, ma fatica a proteggere vicino. Da qui la pressione su Stati Uniti ed Europa perché promesse, licenze industriali e impegni militari diventino difesa reale, in tempi compatibili con i raid quotidiani.
L’ultimo bollettino misura l’urgenza. Nelle ultime 24 ore la Russia ha ucciso almeno cinque civili e ne ha feriti 35, lanciando 13 missili e 115 droni; la contraerea ucraina ne ha abbattuti o neutralizzati sette e 95. Sono numeri da cronaca militare, ma anche da consiglio dei ministri. A Kiev il governo cambia perché la guerra cambia ogni notte.