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 2026  luglio 12 Domenica calendario

Quattro persone uccise da squali in poche settimane, l’Australia corre ai ripari

Le autorità australiane sono preoccupate per la presenza di squali aggressivi al largo delle loro coste. La convivenza con i grandi predatori del mare è qualcosa che in Australia hanno dovuto gestire da sempre, ma questa estate sono state già quattro le vittime causate da attacchi, a cui si aggiungono  diverse persone ferite. Del resto le spiagge sono molto frequentate e richiamano non solo comuni bagnanti ma anche molti appassionati di surf che tendono inevitabilmente a spingersi più al largo delle zone delimitate e pattugliate.
Per questo motivo sono stati posizionati in prossimità delle spiagge degli appositi kit di primo intervento a disposizione dei frequentatori e soprattutto dei bagnini da utilizzare in caso di aggressione. Sono dei bussolotti di plastica che contengono alcuni oggetti che potrebbero essere utili per un’azione di contenimento in attesa dell’arrivo dei paramedici. Ci sono tra l’altro laccio emostatico, coperta termica per evitare che la persona ferita possa raffreddarsi troppo, guanti in lattice per chi presta il soccorso. E fa molto discutere, ed è anche diventata oggetto di ironia sui social, la «parts bag», il sacchetto per i pezzi. Ovvero parti del corpo che dovessero essere stati staccati da un morso dello squalo ma poi recuperati. «Gli squali li assaggiano e li sputano se non li gradiscono”?» si chiede ad esempio un utente buontempone in un reel. 
L’ironia è ovviamente fuori luogo, perché il tema è preso tremendamente sul serio. Le spiagge, come detto, sono spesso molto affollate, sia da turisti sia dalla popolazione locale, è il timore di attacchi si è fatto particolarmente forte dopo gli ultimi casi di cronaca. Le autorità stanno cercando di capire come intervenire in maniera più efficace, nel frattempo hanno aumentato la sorveglianza dal litorale e individuato aree a rischio in cui disporre divieti di balneazione. 
Proprio perché la convivenza con gli squali è di lungo corso, in Australia vengono sperimentate da tempo diverse tecniche di prevenzione degli attacchi, compreso l’utilizzo di droni che permettano di avvistare i predatori in avvicinamento e consentano di dare per tempo l’allarme facendo uscire le persone dall’acqua. A tale proposito in molte località sono state predisposte delle apposite app per ricevere in tempo reale le segnalazioni. Il personale addetto alla sorveglianza delle spiagge e della balneazione riceve spesso una formazione specifica su come gestire le emergenze. Ci sono torrette di osservazione con persone che scrutano senza sosta le onde alla ricerca di pinne in emersione. A volte anche pattugliamenti al largo con motoscafi e moto d’acqua. In molte località sono state posizionate anche reti di contenimento e finte trappole che disorientano gli squali facendoli allontanare. Ma tutto questo non sempre è sufficiente.
Gli squali di solito non attaccano intenzionalmente le persone. Spesso vengono ingannati dall’ombra delle tavole da surf, che scambiano per foche o altri animali marini. E in altri casi è semplicemente l’incontro fortuito a fare scattare il morso, che per lo squalo è un modo per capire con cosa a ha che fare. Ma quando questo avviene, anche se l’obiettivo immediato non è la predazione, per le persone le conseguenze possono essere molto gravi e anche fatali, viste le dimensioni di questi animali e considerando la forza delle loro mandibole e l’efficacia della loro dentatura affilata.   
Le statistiche ufficiali parlano di circa 1.300 incidenti dovuti a attacchi di squali in Australia a partire dal 1791 e di questi sono 260 quelli risultati fatali. Quattro solo nella prima parte dell’anno sono però considerati eccessivi e vengono presi come un campanello d’allarme che richiede approfondimenti.