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 2026  luglio 12 Domenica calendario

L’estate è la stagione degli acufeni

Concerti all’aria aperta, feste di paese, radio a tutto volume nei locali, serate in discoteca. In estate si moltiplicano le occasioni per diffondere musica a decibel decisamente più alti della norma, ma per giovani e giovanissimi l’abitudine di tenere alto il suono nelle cuffie è una questione ben più che stagionale. Tanto che alcune statistiche pubblicate negli Stati Uniti (dove le mode si diffondono prima, inclusa quella dei quasi onnipresenti auricolari nelle orecchie dei teenager) hanno già suonato l’allarme: fra i ragazzi negli ultimi anni è aumentato il rischio di problemi dell’udito, inclusi gli acufeni.
«Sono un disturbo molto diffuso, anche se non disponiamo di dati abbastanza precisi per quantificarlo con esattezza – spiega Domenico Cuda, presidente della Società Italiana di Audiologia e Foniatria —. In generale, si stima che circa il 14% degli adulti soffra o abbia sofferto di acufeni prolungati e che in almeno il 4% dei casi il problema diventi cronico, cioè persistente nel tempo».
In sostanza almeno due milioni e mezzo di italiani convivono con questo fastidioso «rumore interno» e in circa 1 caso su 4 (oltre 600 mila persone) l’impatto comporta un peggioramento significativo della qualità della vita.

Nei giovani l’acufene è piuttosto raro e spesso occasionale, ma esponendo costantemente le strutture dell’orecchio a volumi eccessivi il rischio sale notevolmente. Di norma il disturbo diventa più frequente con l’avanzare dell’età e negli anziani arriva a interessare circa 1 persona su 4.

«Gli acufeni sono rumori “fantasma”, percepiti in assenza di stimoli esterni che li provochino.— spiega Marco Radici, presidente del Congresso nazionale della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale, da poco conclusosi a Roma —. Il paziente sente ronzii, fischi, sibili, fruscii, ticchettii che non risuonano nell’ambiente circostante».
Questo «rumore» non è una malattia, ma un sintomo, espressione di una disfunzione che va accertata e la lista delle possibili situazioni all’origine del problema è lunga. «Alla base dell’acufene persistente c’è quasi sempre un danno delle strutture nervose dell’orecchio interno – precisa Cuda, che è direttore dell’Otorinolaringoiatria all’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza —. Possono essere coinvolte le cellule sensoriali della coclea (struttura dell’orecchio interno), le connessioni (sinapsi) tra queste cellule e il nervo acustico, oppure le fibre del nervo stesso». Una delle cause più frequenti di questo tipo di danno è l’esposizione a rumori intensi, sia in ambito lavorativo (ad esempio nell’industria, nell’edilizia, tra i musicisti o in ambito militare) sia nel tempo libero, come, appunto, l’ascolto ad alto volume di musica, film, videogiochi o gli spari in attività ricreative come la caccia.
«Un altro meccanismo importante è il cosiddetto danno ossidativo – prosegue Cuda —, cioè l’accumulo di sostanze tossiche per i tessuti nervosi, che si verifica più facilmente con l’invecchiamento o in presenza di malattie croniche come quelle cardiovascolari o il diabete. L’acufene si associa spesso a una riduzione dell’udito (ipoacusia), proprio a causa di questi danni, ma oggi sappiamo che può comparire anche in persone con esame audiometrico apparentemente normale e che un test nella norma non esclude del tutto alterazioni più fini delle strutture neurosensoriali dell’orecchio».
Fra le possibili cause ci sono anche alcuni farmaci (per esempio determinati tipi di antibiotici, diuretici, antinfiammatori o chemioterapici, specie se assunti in dosi massicce) che possono avere effetti dannosi sull’orecchio.
Infine, questo sintomo può accompagnare diverse patologie dell’orecchio e delle vie uditive, come l’otite cronica, l’otosclerosi, la malattia di Ménière, il neurinoma del nervo acustico, alcune forme di ipoacusia genetica o i traumi cranici.
Come proteggere le orecchie e come misurare il volume «troppo alto»? Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità l’esposizione massima sicura è a 80 decibel per 40 ore settimanali (meno per i bambini). «Il parlato normale è solitamente a livello di 40-60 decibel – ricorda Radici, che dirige l’Otorinolaringoiatria all’ospedale Isola Tiberina a Roma —. Il rumore del traffico in città tra i 65 e gli 80 decibel, in discoteca o a un concerto solitamente il suono raggiunge (e spesso supera) i 90-100 decibel, la musica ad alto volume in cuffia di solito raggiunge tra i 95 e i 105 decibel, la sirena di un’ambulanza arriva tra i 110 e i 120 decibel, uno sparo o un petardo possono superare i 150 decibel. Il rischio effettivo dipende dall’intensità del rumore e dalla durata dell’esposizione: tra 85 e 100 decibel il pericolo è elevato se l’esposizione dura più di 1 -2 ore, tra 100 e 110 anche pochi minuti possono bastare, oltre i 120 il danno può essere immediato».