Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 12 Domenica calendario

Apple fa causa a OpenAI: «Ha rubato i nostri segreti»

C’eravamo tanto amati. Ma forse quello tra Apple e OpenAI era solo un breve flirt, oggi finito male. L’azienda di Cupertino accusa quella guidata da Sam Altman di furto di segreti industriali. E lo fa con toni durissimi, rari nella Silicon Valley dove la competizione è feroce ma regna un certo bon ton. Nella causa depositata presso il Northern District of California, i legali della Mela usano espressioni come «marcia fino al midollo», riferendosi alla controparte. OpenAI respinge in maniera netta e pubblica le accuse.
Le due aziende hanno una partnership dal 2024, quando ChatGpt è stata integrata nell’iPhone. Ora però sono in rotta di collisione, per la dichiarata intenzione, da parte del colosso dell’intelligenza artificiale, di far concorrenza all’iPhone con un futuro dispositivo fisico, in arrivo forse l’anno prossimo. Nel 2025 la società di Altman ha acquisito per circa 6,5 miliardi di dollari io Products, la startup dell’ex responsabile del design Apple, Jony Ive (che non è tra i citati in giudizio). La causa è rivolta contro OpenAI, io Products e due ex dipendenti di Apple, Tang Tan e Chang Liu. L’accusa? Che l’attività della divisione hardware dell’azienda di ChatGpt abbia preso scorciatoie sfruttando conoscenze, tecniche e rapporti con i fornitori costruiti a Cupertino nell’arco di decenni.
La denuncia parla di oltre 400 ex dipendenti Apple oggi al lavoro per OpenAI: il semplice passaggio da un’azienda all’altra non costituisce un illecito ma, sempre secondo l’accusa, informazioni riservate e materiali aziendali sarebbero stati trasferiti o utilizzati in modo deliberato e illegittimo. Afferma Apple che simili comportamenti dentro OpenAI «sono normalizzati e vengono presi a modello dalla dirigenza». Un’accusa diretta al ceo Sam Altman. La conclusione è ancora più pesante: il nascente business hardware di OpenAI poggerebbe «sulle fondamenta più instabili, marcio fino al midollo per la sua dipendenza illegale da segreti industriali sottratti».
Dei due ex impiegati, Tang Yew Tan ha lavorato in Apple per 24 anni, arrivando al ruolo di vicepresidente del design di prodotto per iPhone e Apple Watch. Oggi è chief hardware officer di OpenAI e, secondo la denuncia, avrebbe avuto un ruolo centrale nella raccolta di informazioni riservate durante il reclutamento di dipendenti Apple. Tan avrebbe utilizzato nei colloqui nomi in codice di progetti interni, chiedendo per esempio «Qual è il piano?» riguardo a un prodotto non ancora annunciato. Avrebbe inoltre invitato candidati ancora impiegati a Cupertino a portare «componenti reali» agli incontri, tra cui batterie, schede logiche, schermature e campioni hardware. Il secondo accusato, Chang Liu, ha lavorato otto anni come ingegnere senior sull’iPhone, prima di passare ai rivali lo scorso gennaio. Liu non avrebbe restituito un computer aziendale e avrebbe sfruttato una vulnerabilità di autenticazione, allora sconosciuta, per continuare ad accedere ai sistemi di Apple, scaricando decine di documenti riservati.
 Cupertino chiede che il tribunale impedisca a OpenAI di utilizzare o divulgare i presunti segreti sottratti, oltre a un risarcimento da stabilire in sede processuale.