Corriere della Sera, 12 luglio 2026
Mani estere su Segafredo
Caffè, ingegneria e farmacie. Il Made in Italy piace ai grandi fondi internazionali che si apprestano a competere per entrare nel capitale di aziende del valore di oltre 6 miliardi. L’occasione viene dal prossimo riassetto azionario di alcune grandi imprese: il caffè di Segafredo-Zanetti, il gruppo della certificazione e consulenza ingegneristica Rina e la società delle farmacie Hippocrates.
In corsa per Segafredo – assistita da Lazard e da Banca Imi – ci sarebbero i private equity Blackstone, Pai, Cinven e Bc Partners che entro luglio dovrebbero depositare le offerte preliminari per poi trasformarle a settembre in impegni vincolanti. Sul dossier sarebbero però al lavoro anche gruppi nordeuropei attivi nell’industria del caffè e della trasformazione di materie prime, così come realtà asiatiche.
Sul tavolo ci sarebbe una quota di controllo – che potrebbe arrivare al 100% – nel gruppo Massimo Zanetti Beverage che controlla il marchio Segafredo e che nell’operazione potrebbe arrivare a un valore di impresa complessivo – secondo le indiscrezioni – fino a 1,2 miliardi.
L’azienda ha chiuso il 2025 con ricavi per 1,3 miliardi e un margine operativo di quasi 90 milioni. I primi sei mesi dell’anno, peraltro, indicano un andamento in crescita, con il margine arrivato a circa 60 milioni. Merito di un piano di rilancio avviato nel 2023, quando il fondo QuattroR è entrato nel capitale, di cui ora ha circa il 65%, per rafforzare la struttura patrimoniale della società appesantita dai debiti.
Alla luce di questi numeri, QuattroR, sgr presieduta da Flavio Valeri e guidata da Francesco Conte considererebbe conclusa la sua «missione», mentre – a quanto emerge – l’imprenditore Massimo Zanetti potrebbe decidere se e quale partecipazione cedere a seconda della controparte acquirente.
L’operazione più «calda» riguarda però Rina, l’ex Registro navale italiano che nel 2025 ha superato per la prima volta il miliardo di ricavi, con un margine operativo di 155 milioni e un utile netto che si avvicina a 40 milioni dai 30 dell’anno precedente. Entro la fine della prossima settimana sono attese le offerte vincolanti per la quota del 33% detenuta dal Fondo italiano di investimenti. Entrato due anni fa con un gruppo di investitori, il Fii ha scommesso su un’azienda ad alto potenziale che ha conosciuto una grande crescita negli ultimi bilanci tanto da poter oggi ambire a una valutazione complessiva che si aggirerebbe attorno a 2 miliardi.
Alla stretta finale dovrebbero arrivare Permira, Blackstone e Bain che sarebbero già in una short list messa a punto anche con l’assistenza di Lazard (advisor di Rina) e Bank of America (advisor del Fii). Dopodiché, entro il mese, si deciderà a chi concedere l’esclusiva a negoziare per investire in un’azienda che punta su innovazione e tecnologie avanzate. Tra le novità più recenti ci sono gli open innovation hub, pensati per trasformare ricerca e idee in progetti concreti per imprese e territori, e le AI factory, laboratori fisico-digitali per far evolvere i processi interni delle imprese clienti.
Entrerà invece nel vivo dopo l’estate la vendita del gruppo Hippocrates e delle sue oltre 600 farmacie, numeri che ne fanno il maggior operatore del settore in Europa. Anche questo è un settore in fermento che ha appena visto il fondo F2i cedere la sua rete al gruppo Dr Max. L’operazione, che vede al lavoro Mediobanca e Goldman Sachs nel ruolo di advisor, potrebbe valere 3 miliardi ed essere quindi una delle più rilevanti dell’anno in Europa. A conferma, ancora una volta, del dinamismo del mercato italiano.