Corriere della Sera, 12 luglio 2026
Autovelox, svolta dopo 34. anni Il decreto ne spegne uno su 5
Da oggi un misuratore di velocità su cinque non potrà più fare multe. Non perché non ne sia più in grado, ma perché non avrà più il titolo giuridico per trasformare quel rilievo in una sanzione. È l’effetto del decreto «autovelox» atteso da 34 anni. Secondo una nota di ieri del ministero dei Trasporti (Mit), i dispositivi che potranno restare accesi «sono circa 3.150; per altri 850 i produttori dovranno chiedere l’omologazione del prototipo». Ma «omologati d’ufficio» non significa che il Mit abbia testato gli apparecchi uno per uno. L’Allegato B elenca i decreti di approvazione di 25 prodotti ritenuti conformi ai nuovi requisiti: gli esemplari corrispondenti «si intendono omologati». È il prototipo a ricevere il nuovo passaporto. Il singolo strumento potrà essere usato solo se corrisponde a quel modello e a quella versione, ha una taratura valida, supera le verifiche previste ed è censito nel portale del Mit.
Il nuovo iter
Il Codice della strada richiede l’omologazione dal 1992, ma la procedura non era mai stata definita. Così il Mit aveva rilasciato soltanto approvazioni. Dall’ordinanza 10505 del 2024 la Cassazione ha ribadito quasi 50 volte che i due procedimenti non sono equivalenti. Da oggi ogni nuovo prototipo dovrà essere omologato, ogni esemplare tarato prima dell’impiego e almeno una volta l’anno. Se il certificato scade o il controllo fallisce, l’apparecchio va fermato. Dati e foto saranno crittografati e firmati digitalmente; nelle riprese frontali i volti saranno oscurati. Resta il nodo dei dispositivi esclusi: finché non saranno omologati, non potranno accertare infrazioni. I titolari delle approvazioni potranno presentare test e documentazione; il Mit dovrà pronunciarsi in alcuni casi entro 60 giorni. Nel frattempo devono restare spenti.
Rischio «liberi tutti»
«Siamo all’inizio dell’esodo estivo, speriamo che non passi il messaggio che si può correre», avverte Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente Anci per la sicurezza stradale. «Il rischio è che spegnerli dove servono diventi un “liberi tutti”». Secondo Altamura il portale sino a ieri indicava «2.856 dispositivi utilizzabili e 1.204 esclusi».
Il motivo della discrepanza sui dati è che il conteggio del portale del ministero considerava anche come Sicve – che non è nell’elenco degli omologati – molti Tutor di Autostrade per l’Italia già aggiornati al modello 3.0 e validi per il decreto.
Il ministro e le reazioni
Per il ministro dei Trasporti Matteo Salvini il provvedimento ha messo fine a una «giungla». «Basta autovelox fantasma – aggiunge – che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza stradale». Per Giordano Biserni, presidente di Asaps, invece, «spegnere 850 dispositivi è una deregulation improvvisa, perché salvano vite. Nei primi sei mesi di quest’anno, nei fine settimana, le vittime sono salite da 643 a 658, il 2,3% in più, nonostante gli scontri mortali siano rimasti quasi invariati, 604 contro 605: significa che gli schianti sono diventati più violenti e più spesso non lasciano scampo». Secondo quanto apprende il Corriere, su poche tratte, come in Campania, si lavora per aggiornare il modello di misurazione della velocità media e ripristinare presto il servizio. Controlli decisivi per la sicurezza: sulle tratte controllate la velocità di picco è scesa del 25%, quella media del 15 e la mortalità del 56 già nel primo anno. «Questi sistemi hanno salvato migliaia di vite», ricorda Stefano Guarnieri, presidente dell’associazione intitolata al figlio Lorenzo, morto a 17 anni.
Il nodo giuridico
Resta il nodo giuridico. La Cassazione ha costruito un muro tra approvazione e omologazione; ora un decreto ministeriale stabilisce che alcuni strumenti approvati «si intendono omologati». «Un decreto non può discostarsi dal Codice della strada, che è una legge», avverte Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze. «Farlo significherebbe violare il principio di legalità e quello della prevalenza delle fonti di rango primario sui regolamenti e sugli atti amministrativi. Sul contenzioso non cambierà molto rispetto a oggi: le sanzioni resteranno illegittime e i giudici potrebbero continuare ad annullarle, applicando l’indirizzo della Cassazione».