Corriere della Sera, 11 luglio 2026
Bibi vara le ultime leggi: tutte riforme a suo favore
Venerdì 17 luglio sarà l’ultimo giorno. La Knesset – parola che in ebraico sta per «assemblea» e che è il parlamento israeliano da 120 seggi – quel giorno sarà sciolta in vista delle elezioni autunnali che si terranno con tutta probabilità il 27 ottobre. L’unica possibilità di proroga è tecnica: altri 12 giorni (al massimo) per completare l’iter di alcune leggi. È un finale complicato per il premier Benjamin Netanyahu; le opposizioni e buona parte della stampa del Paese lo criticano ferocemente, accusandolo di una corsa contro il tempo per far approvare alcuni disegni di legge che sarebbero funzionali ad alleanze politiche future e alla sua ricandidatura. Per esempio il contestatissimo ddl (sostenuto molto dagli ultraortodossi) per l’esenzione dal servizio militare degli studenti della yeshiva, scuola ebraica nella quale si studia la Torah e il Talmud. Al vaglio anche la legge per la sospensione dei procedimenti penali e degli arresti contro gli stessi studenti della yeshiva che ignorano gli ordini di leva. Si discute, fra le altre, la riforma per ridimensionare il ruolo del procuratore generale, in sostanza per rendere non vincolante i pareri legali dell’avvocatura dello Stato. Ed è importante inoltre la riforma che rivede l’intero sistema di regole per tv, radio e streaming. Ma per il governo di Netanyahu il nervo più scoperto è il voto per istituire una commissione d’inchiesta (non giudiziaria) sul 7 ottobre. Per indagare sul non visto e non fatto mentre Hamas progettava il suo giorno di sangue.