repubblica.it, 10 luglio 2026
Il ddl intercettazioni spacca la maggioranza
“Non molleremo. Il tema si affronterà a un livello più alto”. Sulla giustizia Forza Italia tiene il punto. Conferma il no all’emendamento “correttivo” depositato da Fratelli d’Italia sulla stretta alle intercettazioni, si dice pronta allo strappo con gli alleati, si fa forte dell’investitura di Marina Berlusconi ai capigruppi Costa e Craxi affinché non si tradisca la spinta “identitaria” delle battaglie garantiste. “Per noi quei 13 milioni di sì al referendum sono un patrimonio da non tradire, se i Fratelli vogliono disperderlo, è un problema loro”, è la franca analisi che due big degli azzurri affidano a Repubblica. È muro contro muro, insomma. Il pressing degli azzurri punta a far dichiarare “inammissibile” quel testo, in modo che i Fratelli non siano costretti a ritirarlo, o peggio, andare allo scontro e verificare la bocciatura di FI.
E se martedì prossimo è già fissata la riunione di maggioranza sul tema delle captazioni, su cui ormai tre mesi fa era esploso l’allarme lanciato dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo (per il quale la riforma si è tradotta in “un sostanziale arretramento” nella lotta contro organizzazioni criminali e “reati dei colletti bianchi”), gli occhi sono puntati in realtà sulle interlocuzioni in programma a Palazzo Chigi, tra gli esponenti del governo e i massimi vertici di Forza Italia.
“Non intendiamo fare passi indietro. Per una questione di merito, perché non si può tornare alle intercettazioni “a strascico” dell’allora riforma grillina di Bonafede. Ma anche per metodo, perché depositare un emendamento non concordato, che si fatto è una piccola contro-riforma che piace alle procure è tutta contro la storia e l’identità di Forza Italia”, è il ragionamento su cui si compatta Forza Italia.
L’emendamento, infatti, a firma dei senatori meloniani Berrino, Sisler e Della Porta, frutto del lavoro fatto dal sottosegretario Balboni e soprattutto degli scambi tra la Procura nazionale antimafia e il ministro Nordio (Melillo ne ha parlato anche con il capo di gabinetto Mura, durante la recente visita di quest’ultimo nei nuovi uffici della Dna) corregge la riforma introdotta nel 2024 e, in sintesi, ri-modifica il 270 del codice di procedura penale: allentando le strette che oggi impediscono di utilizzare, anche nel perseguimento di gravi reati di criminalità e terrorismo, quelle intercettazioni raccolte in procedimenti diversi. Il testo è stato collegato in maniera irrituale al decreto legge “Giustizia e Patto Ue su migrazione e asilo”. Un blitz che Forza Italia non riesce a mandare giù. Braccio di ferro che si aggiunge alle altre partire in corso: sia la legge sul sequestro degli smartphone (approvata in Senato, tra analoghe proteste dei pm antimafia: Forza Italia vuole che si arrivi prima possibile al sì definitivo, mentre Fdi frena), sia il testo sulla responsabilità civile indiretta dei magistrati.
Possibile che si vada a una mediazione, un accordo che tenga conto di rispettivi “sacrifici”. Forza Italia potrebbe cedere sulle intercettazioni per non far esplodere il caso sul decreto legge, in cambio di forti garanzie sul resto? Un patto che al momento viene definito “lontano”.
L’ultima estate pre elettorale rischia di riservare, sulla giustizia, scintille di maggioranza forse sottovalutate. “Se poi veramente vogliono andare avanti sulla contro-riforma che piace ai loro amici pm – è il messaggio di Forza Italia – e che nel programma non esisteva, se la votano loro”.