repubblica.it, 10 luglio 2026
Congo, un errore informatico rischia di paralizzare il mercato delle batterie
Un errore informatico, una piattaforma doganale bloccata e più di un miliardo di dollari di cobalto fermo nei porti. Nella Repubblica Democratica del Congoun problema amministrativo rischia di creare un nuovo collo di bottiglia per la filiera globale delle batterie.
È qui, nel cuore minerario del Katanga, infatti, che si produce gran parte del cobalto utilizzato dall’industria mondiale. Il minerale, indispensabile per molte batterie agli ioni di litio, alimenta la corsa globale alle auto elettriche, agli smartphone e ai sistemi di accumulo energetico. Ma nelle ultime settimane le esportazioni hanno subito forti rallentamenti perché operatori e società minerarie hanno incontrato difficoltà nel completare le procedure digitali necessarie per ottenere le autorizzazioni.
Da errore tecnico a nodo geopolitico
L’intoppo burocratico potrebbe trasformarsi in un piccolo problema geopolitico. Il Congo non è più soltanto un fornitore di materie prime: è diventato uno dei luoghi chiave nella competizione per il controllo dei materiali della transizione energetica. Secondo le stime della US Geological Survey, il Paese possiede circa 3,5 milioni di tonnellate di riserve di cobalto, quasi la metà delle risorse mondiali conosciute. Con Australia e Indonesia che seguono a grande distanza.
Non a caso da mesi il governo cerca di aumentare il proprio peso sul mercato del cobalto. Un cambio di passo nella strategia di Kinshasa che arriva dopo anni in cui le risorse minerarie congolesi hanno alimentato soprattutto la crescita industriale cinese. Adesso l’obiettivo è ottenere maggiori benefici dalla propria ricchezza naturale, limitando l’offerta e cercando di sostenere i prezzi internazionali.
Il mercato delle batterie
Il blocco delle esportazioni di cobalto mostra alcune vulnerabilità del nuovo modello industriale verde. La transizione verso l’elettrico viene spesso raccontata come una sfida tecnologica, ma dietro ogni batteria c’è una catena globale complessa che parte dalle miniere africane, passa dagli impianti di raffinazione asiatici e arriva alle fabbriche di auto elettriche in Europa, Stati Uniti e Cina. E anche un semplice errore informatico può avere ripercussioni sull’intera filiera.
Sul minerale, inoltre, pesano questioni che vanno oltre l’approvvigionamento. L’aumento della domanda alimentato dalla diffusione delle auto elettriche potrebbe far crescere ulteriormente i prezzi di un minerale già relativamente raro e accentuare le pressioni sui siti estrattivi. In Congo, dove oltre il 20% del cobalto proviene ancora da miniere artigianali, organizzazioni internazionali denunciano da anni casi di sfruttamento del lavoro minorile, condizioni di lavoro pericolose e violazioni dei diritti umani.