repubblica.it, 10 luglio 2026
Quattro italiani su dieci non leggono: il rapporto dell’Istat
In un Paese che ama definirsi la culla della letteratura e della poesia, la realtà raccontata dall’Istat nell’indagine “I cittadini e il tempo libero” è molto meno romantica: più di quattro italiani su dieci non aprono nemmeno un libro in un anno. La fotografia scattata (nel 2024) mostra un’Italia che legge sempre meno, dove solo il 57,1% della popolazione dai sei anni in su dichiara di aver sfogliato almeno un volume negli ultimi dodici mesi. Un numero che conferma una tendenza ormai consolidata: la lettura è un’abitudine in calo, lenta ma costante, rispetto al passato. Nel 2000 i lettori erano il 60%, oggi sono quasi tre punti in meno.
Lettura tra i giovani
Tra i più piccoli, fino a cinque anni, la relazione con i libri è sorprendentemente forte: il 51,9% sfoglia, colora o legge albi illustrati ogni giorno fuori dall’orario scolastico. Il picco si registra però tra gli 11 e i 14 anni, dove la quota dei lettori arriva al 78,9%. È l’età in cui la lettura è più diffusa, sostenuta dalla scuola, dalle biblioteche scolastiche e da un’offerta editoriale pensata per quella fascia.
Il divario di genere
La differenza tra uomini e donne è marcata e costante: il 62,6% delle donne ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, contro il 51,2% degli uomini. Il divario cresce dall’adolescenza fino alla piena età adulta, raggiungendo il massimo tra i 45 e i 54 anni, con una distanza di 17,4 punti percentuali. Solo nella terza età la forbice tende a ridursi.
Le biblioteche
Nel 2025, secondo l’indagine “Aspetti della vita quotidiana”, il 14,9% degli italiani dai sei anni in su è entrato in biblioteca almeno una volta. Un dato praticamente identico a quello di dieci anni fa (15,1%). Le biblioteche restano dunque un presidio stabile, ma frequentato da una minoranza.
Le disuguaglianze della lettura
La geografia della lettura è netta: nel centro-nord legge oltre il 60% della popolazione, mentre nel Mezzogiorno ci si ferma al 47%. Il livello di istruzione è ancora più determinante: chi ha un titolo di studio elevato legge tre volte più di chi possiede un basso livello di istruzione. Anche il reddito incide: nei nuclei più poveri legge il 43,9% delle persone, mentre nelle famiglie più agiate la quota sale al 72,5%.