la Repubblica, 10 luglio 2026
Il Cremlino dopo il vertice Nato ad Ankara: “America ambivalente ma Trump aiuti la pace”
Il Cremlino nota «una certa ambivalenza» nella politica degli Stati Uniti rispetto all’Ucraina: da un lato Washington continua a fornire armi a Kiev, dall’altro mantiene «un sincero desiderio di favorire la fine del conflitto». Così il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha commentato le ultime dichiarazioni di Donald Trump durante il vertice della Nato ad Ankara, dove il presidente americano ha confermato il sostegno militare all’Ucraina, compresa la possibilità di concedere la licenza per la produzione dei missili Patriot.
Cauta anche la reazione del Cremlino alle dichiarazioni della Casa Bianca sugli attacchi ucraini a lungo raggio in territorio russo, che il presidente americano ha descritto come un’escalation capace di accelerare la conclusione del conflitto. Mosca, ha detto Peskov, non interpreta queste dichiarazioni come il segnale di un ritorno di Washington a una politica di escalation nei confronti della Russia, ma semplicemente come il frutto di una «valutazione errata». «Constatiamo che nell’amministrazione della Casa Bianca vi sono alcuni equivoci riguardo alla convinzione che un’escalation e una maggiore pressione militare possano favorire l’avvio di un percorso di pace», ha dichiarato. Secondo il portavoce del Cremlino, gli attacchi ucraini in profondità sul territorio russo rischiano invece di prolungare la guerra e potrebbero costringere la Russia ad ampliare la propria “zona cuscinetto”, riferendosi alle aree di confine nelle regioni ucraine di Kharkiv e Sumy, territori che Mosca non ha formalmente annesso ma che sono occupati dalle forze russe.
Il Cremlino ha invece accolto come una novità sgradita l’ipotesi, evocata da Trump, di istituire una “no-fly zone” sull’Ucraina come parte di eventuali garanzie di sicurezza. «Si tratterebbe del dispiegamento delle forze armate di un Paese della Nato sul territorio ucraino», ha osservato Peskov, aggiungendo che è proprio per impedire uno scenario di questo tipo che la Russia ha lanciato la cosiddetta “operazione militare speciale”. Tuttavia, nonostante «alcune divergenze», Mosca continua a considerare costruttivo il dialogo con Washington e auspica che Trump torni a impegnarsi per una soluzione diplomatica del conflitto: «Speriamo che, nonostante le notevoli complicazioni, gli americani riescano a risolvere la situazione riguardante l’Iran e che arrivi il momento di riprendere i loro sforzi anche sulla questione ucraina».
Il vertice di Ankara si è concluso l’altro ieri senza la telefonata tra Trump e Putin che il presidente americano aveva detto sarebbe avvenuta dopo il suo incontro con Zelensky. Interpellato sulla mancata chiamata, il Cremlino ha mantenuto toni concilianti. «Il signor Trump, a quanto pare, è stato molto impegnato dopo tutti i contatti avuti ad Ankara, quindi ieri non ha chiamato nessuno», ha detto Peskov, aggiungendo che il presidente russo «è sempre lieto di parlare».