corriere.it, 10 luglio 2026
La Commissione Ue contro Meta: «Il design di Instagram e Facebook studiato per creare dipendenza»
Like, scroll infinito, video che partono in automatico, contenuto sempre nuovo e sempre pronto ad attirare l’attenzione dell’utente perché fortemente personalizzato sulle sue attività. Il design con cui sono stati costruiti Instagram e Facebook, i due principali social media dell’ecosistema Meta – nonché i due più utilizzati al mondo – sono stati studiati appositamente per creare dipendenza. É ciò che sostiene la Commissione europea, scritto nero su bianco nelle conclusioni preliminari di un’indagine aperta nel 2024. L’obiettivo era quello di capire se la società di Zuckerberg stesse violando il Digital Services Act, regolamentazione volta a creare un sistema di servizi digitali sicuro nel continente europeo. La risposta, per quanto riguarda Instagram e Facebook, sembra essere negativa. Se confermata, Meta potrebbe andare incontro a una sanzione pari al 6 per cento del suo fatturato globale: una cifra che può superare i 10 miliardi di dollari.
Secondo la Commissione europea, «le attuali misure di mitigazione adottate da Meta non sono riuscite ad affrontare efficacemente i rischi derivanti dal design delle sue piattaforme, che favoriscono la dipendenza». Nuova funzionalità come la gestione del tempo passato sui due social media o le pagine di informazione e sensibilizzazione sulla salute mentale non sono assolutamente sufficienti perché si possono facilmente disattivare o ignorare. In particolare ci si concentra sul pubblico più attivo ma anche più vulnerabile: i minori. Neanche i sistemi di controllo parentale sembrano essere efficaci così come i sistemi di verifica dell’età per identificare chi ha meno di 13 anni e – illegalmente – utilizza i social. «In questa fase dell’indagine – prosegue la Commissione Ue – si ritiene che Meta debba apportare modifiche al design sia di Instagram che di Facebook. Ad esempio, disattivando di default le principali funzionalità che favoriscono la dipendenza, quali la “riproduzione automatica” e lo “scorrimento infinito”, introducendo efficaci “pause dal tempo trascorso davanti allo schermo” e adattando il proprio sistema di raccomandazione per renderlo meno orientato al coinvolgimento».
Come detto, queste sono conclusioni preliminari. Che, viene specificato, «non pregiudicano l’esito finale dell’indagine». Ritroviamo però in questo documento gli stessi timori e le stesse accuse che hanno portato a imbastire un maxi processo in California che vede coinvolti migliaia di querelanti privati, centinaia di famiglie e di distretti scolastici. Lo scopo della colossale azione legale è proprio quello di dimostrare come non solo i social di Meta, ma anche YouTube di Google, TikTok di ByteDance e SnapChat di Snap siano una componente importante dei disagi psicologici che affliggono molti bambini e ragazzi. Il motivo? Lo stesso: sono stati costruiti per creare dipendenza.