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 2026  luglio 10 Venerdì calendario

Hostess molestata a Malpensa: condannato l’ex sindacalista, i giudici ribaltano il caso dei «30 secondi»

La Corte d’Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi l’ex sindacalista che lavorava all’aeroporto di Malpensa, imputato per violenza sessuale nel processo nato dalla denuncia di una hostess che nel 2018 raccontò di aver subito abusi. La decisione arriva al termine del processo d’appello bis disposto dalla Cassazione, che aveva annullato la precedente assoluzione. Il caso aveva suscitato un ampio dibattito perché, sia in primo grado sia in appello, il 48enne era stato assolto con la motivazione che la donna, nell’arco di «30 secondi», avrebbe potuto opporsi. La Suprema Corte aveva invece ritenuto quella valutazione giuridicamente errata, disponendo un nuovo giudizio.
«Ho pagato un prezzo alto»
«Felice no, ma c’è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto. Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse
a questa vicenda. Non c’è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri». Queste le prime parole dell’ex hostess che denunciò nel 2018 per violenza sessuale un ex sindacalista oggi condannato nell’appello bis a Milano dopo due assoluzioni.
L’accusa
I fatti risalgono al 2018. Secondo l’accusa, la hostess si era rivolta all’allora sindacalista della Fit Cisl per una vertenza di lavoro. Durante un incontro negli uffici del sindacato all’interno dell’aeroporto di Malpensa, l’uomo avrebbe iniziato a toccarla con il pretesto di aiutarla a rilassarsi, passando da un massaggio al collo a palpeggiamenti sempre più invasivi. L’imputato ha sempre respinto le accuse. Dopo due assoluzioni, la Procura generale ha impugnato la sentenza e la Cassazione ha stabilito che il ritardo nella reazione della persona offesa non può essere considerato decisivo per escludere il reato di violenza sessuale, perché la sorpresa e lo stato di shock possono impedire una reazione immediata. Da qui il nuovo processo d’appello, concluso con la condanna.