Corriere della Sera, 10 luglio 2026
Premio Strega & dintorni. E se parlassimo di letteratura?
Un autentico sollievo ha accompagnato la vittoria di Michele Mari allo Strega. Una vittoria doppia: del romanzo premiato e di conseguenza del Premio Strega. Ciò sia detto indipendentemente dal valore (per me indiscutibile) de I convitati di pietra. Mettiamola così: un capovolgimento della prima votazione avrebbe significato la definitiva sconfitta del testo rispetto al contesto e alla chiacchiera, del libro rispetto all’autore, della letteratura rispetto alla morale (o presunta tale). Il timore era che le diatribe causate dalle frasi pronunciate in privato da Mari potessero far cambiare idea ai giurati. Nulla era scontato, ed è confortante che gli Amici della Domenica siano andati avanti per la loro strada. Ora però da quel che è avvenuto nelle scorse settimane bisognerebbe trarre qualche considerazione. Primo: non è detto che un grande scrittore abbia idee condivisibili dai più; anzi, è persino probabile che la pensi in modo disturbante, ma ciò non incide nel giudizio di valore sulle sue opere. Nelle lettere a un amico, Gadda si dispiaceva del fatto che sui treni era venuta meno la terza classe e inveiva contro l’orda invadente dei «napoletani mamma-mia» e delle femmine senza calze. Razzista? Maschilista? Ciò non toglie che La cognizione del dolore sia un capolavoro (di umanità e di crudeltà), meritevole del premio Strega che Gadda non ha mai ricevuto. Secondo: e ogni tanto parlare di libri? Parlare magari di letteratura? Non degli autori dei libri (belli e brutti, simpatici e no), non dei contenuti dei libri, non delle storie raccontate nei libri, ma di letteratura: cioè di come quelle storie e quei personaggi e quei sentimenti prendono forma e stile nella pagina. Tutti argomenti considerati tabù dagli stessi scrittori, che si precipitano a vantare i loro intrecci e la loro morale (della favola): come ha dimostrato la serata finale dello Strega in tv, dove la parola «letteratura» sarà stata pronunciata un paio di volte. Comunque, un bel sollievo.