Corriere della Sera, 10 luglio 2026
La storia d’amore tra Corinna Betsch e Michael Schumacher
«Ero sicura che avesse degli angeli custodi che lo proteggevano. Non mi è mai passato per la testa che sarebbe potuto succedere qualcosa a Michael». E invece gli angeli si sono distratti alle 11.07 del 29 dicembre 2013 sulle piste francesi di Méribel, nel cuore delle Tre Valli, quando Michael Schumacher ha perso il controllo degli sci, è caduto e ha sbattuto la testa su una roccia. L’interruttore si è spento e il bambino cresciuto a pane e kart che aveva conquistato sette mondiali di Formula 1, cinque di fila con la Ferrari, record assoluto, è entrato nella penombra di un’esistenza nuova, illuminata dall’amore tenace di Corinna Betsch, sua moglie, la madre dei loro figli Gina Maria e Mick, che in un minuto preciso di tredici anni fa ha inghiottito la disperazione e si è affacciata senza rete sulla voragine spalancata dalla diagnosi infausta.
Facile dire: cos’altro poteva fare? Poteva fare molte cose, Corinna, dopo che gli angeli l’hanno tradita. E per nessuna l’avremmo potuta giudicare. Chiedetelo a chi prova lo smarrimento di non riconoscere più la persona amata dopo un intervento chirurgico nel nucleo dei pensieri e dei ragionamenti. C’è chi scappa, c’è chi resta. Corinna Schumacher è rimasta, riservata come lo era stata fin dal primo giro in motorino, dopo la festa per la 24 ore di Le Mans, quando Michael correva per la Mercedes Sauber con Heinz-Harald Frentzen, il fidanzato di lei. Si ruppe un’amicizia, nacque un grande amore. E il 22 marzo del ‘92, dopo il podio al GP del Messico, il primo della sua carriera in Formula 1, il pilota la presentò al pubblico.
Si sono sposati ad agosto del ‘95. Prima la cerimonia civile nel Municipio di Kerpen, dove è cresciuto il campione, poi quello religioso in cima al monte Petersberg sul Reno, con una festa dove più di un amico finì in piscina spinto dallo sposo. I figli sono arrivati uno dopo l’altro come le conseguenze dell’amore: Gina Maria il 20 febbraio del ‘97, Mick il 22 marzo del ‘99; la femmina oggi provetta cavallerizza, da un anno mamma di una bambina, e il maschio pilota di IndyCar. Il padre assistette al parto: «La più grande emozione della sua vita».
«Alle feste era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Ridevamo così tanto. Non era bravo a cantare, ma cantava sempre My Way perché conosceva il testo», racconta Corinna in Schumacher, il docufilm su Netflix dedicato alla sua carriera da predestinato e ce ne restituisce la disciplina, la dedizione totale, la gratitudine alla moglie e alla famiglia, il confine preciso e invalicabile fra pubblico e privato, oltre il quale c’erano due genitori con due figli che andavano a spasso su un carretto trainato da un pony.
«Mia moglie Corinna è dolce e forte al tempo stesso. Mi sta vicino, ma sa anche darmi spazio. Le sono grato perché conduce la sua vita in funzione della mia. E questo è difficile per una donna moderna», aveva detto Michael della sua sposa coetanea, nati entrambi nel 1969, lui a gennaio lei a marzo. Non è cambiato niente da allora. Quando la vita si è spezzata, Corinna ha cercato di rimetterla insieme, sapendo che non sarebbe bastato tutto l’oro del mondo per riparare con il kintsugi il suo amore rotto. Ai registi Hanns-Bruno Kammertöns, Vanessa Nöcker e Michael Wech ha detto: «Michael mi manca, ogni giorno. Ma non manca soltanto a me. Manca ai suoi figli, alla famiglia, a suo padre. A tutti quanti. Eppure Michael è qui. È diverso, ma è qui. E so che questo ci dà forza. Siamo insieme. Viviamo insieme a casa. Facciamo tutto il possibile per far sì che migliori e stia bene».
Tutto il possibile comprende la clinica allestita nella residenza di Gland, sul lago di Ginevra, la ciclica battaglia contro i droni e gli sciacalli a caccia di foto rubate. Corinna ha venduto asset non più necessari (l’aereo privato, due case in Francia e in Norvegia), ha comunque seguito i suoi due centri ippici di eccellenza a Givrins e a Gordonville, ha creato una Fondazione, ha acquistato la villa a Maiorca dove si è sposata la figlia. Non ha mai accusato Dio. «È stata solo sfortuna. Tutta la sfortuna che puoi avere nella vita».
E allora non importa sapere come sta davvero Michael Schumacher oggi, se può sedersi o no in carrozzina come ha scritto il Daily Mail. Conta che a tenerlo insieme è l’amore. Un amore che cambia e si trasforma. Come facciamo tutti, per continuare a vivere.