Corriere della Sera, 10 luglio 2026
Il sondaggio di Lavitola su Ranucci. Così ha tentato di creare un partito
Mancava in questa storia dai molti punti ancora oscuri la febbre politica e il suo eterno termometro: il sondaggio. Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, sarebbe stato al centro di un rilevamento artigianale confezionato dall’amico Valter Lavitola. Così assicura l’imprenditore indagato per strage. Dal sondaggio di opinione all’ordigno esplosivo, dicono adesso i magistrati, il passo è stato breve. Ma partiamo dal principio: Lavitola avrebbe spinto per una candidatura del conduttore di Report nel centrosinistra. Questi, riluttante, l’avrebbe presa a ridere. Senza riuscire a scoraggiarlo. Gioco o progetto? Era il periodo di Natale e il faccendiere avrebbe provato a far vedere quei numeri a Ranucci. «Mi disse vengo al ristorante per bere un bicchiere di vino e mangiare la pasta con telline sgusciate ma non devi rompermi i co... se no giro la macchina e me ne vado. Al che io ho preso ‘sti sondaggi e non glieli ho fatti vedere», ha raccontato a La Verità.
La popolarità, dunque. L’obiettivo dell’imprenditore sarebbe stato sfruttarla a fini pubblici. Lavitola, attratto dal ruolo di king maker, spingeva e spingeva. Ranucci ha invece negato di essere in cerca di notorietà perché «tre milioni di persone vedono stabilmente la trasmissione mentre nove milioni sono gli utenti amici sui social. Davvero andrei in cerca di candidature?». Dopo aver testato il gradimento di Elly Schlein e Giuseppe Conte, si entra nel dettaglio. Una delle domande contenute nel questionario era chiara: «Pensando a i giornalisti televi sivi e ai conduttori di programmi di approfondimento in Italia, quali so no i primi nomi che le vengono i n me n te ?». E poi: «Nel panorama dell’informazione e del giornalismo televisivo italiano, lei ha mai sentito parlare di (nome del candidato)?».
L’inchiesta della Procura romana sull’attentato contro Ranucci ha svelato l’intesa tra i due. Dietro l’amicizia più improbabile ma anche più confessata degli ultimi giorni c’è, spiega Ranucci, la convivialità di Guido Ruotolo, fratello dell’europarlamentare Pd Sandro, che li presentò anni addietro. Al tavolo di Cefalù, «pescheria» con qualche pretesa al quartiere Monteverde, il conduttore di Report viene segnalato più volte. Uno scatto pubblicato da Il Riformista (all’epoca diretto da Matteo Renzi) di Ranucci accomodato di fronte alle portate dello chef, finirà per sollevare polemiche e accuse di ribalderia. Il giornalista di Report, già sotto scorta, non gradì l’esposizione e la ritenne, con qualche ragione, rischiosa.
I due, Valter e Sigfrido, intanto, trascorrono tempo assieme. L’amicizia però ha una sua crepa, più o meno profonda. I due divergono, in verità, sotto il profilo «politico». Non solo quanto a sensibilità verso l’uno o l’altro schieramento ma, anche, sulla possibile interpretazione di un ruolo pubblico. Lavitola si dice convinto che sfruttare la popolarità di Ranucci porterebbe vantaggi. A sé stesso può darsi. Ranucci gli spiega che invece tiene al suo programma.
La domanda è se dal punto di vista investigativo la questione di una pseudo candidatura di Ranucci interessi i pm. Non vi è un collegamento diretto tra la questione e il movente dell’attentato, va detto. Tuttavia i magistrati sono impegnati nella ricostruzione del profilo di Lavitola a tutto tondo. E quindi anche ai suoi obiettivi in senso più generale. Il punto resta il medesimo: che movente avrebbe avuto Lavitola per promuovere il posizionamento di «gelatina da cava» un potente esplosivo davanti casa Ranucci? «Nessuno. Siamo amici fraterni», ha sottolineato l’imprenditore (assistito dall’avvocato Sergio Cola) durante l’incontro di mercoledì con i magistrati. Si torna, allora, come in un inutile gioco dell’oca, al principio. Quale movente? Per scoprirlo si interrogano pen drive, hard disk, manoscritti e telefoni cellulari che sono stati sequestrati nelle due abitazioni di Lavitola dai carabinieri del Nucleo Investigativo su disposizione dei magistrati antimafia. Si esaminano le chat tra i due, così come quelle tra Lavitola e il suo factotum camerunense e tra quest’ultimo e i presunti esecutori materiali. La soluzione del mistero si annuncia lunga, complessa e forse imprevedibile.