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 2026  luglio 10 Venerdì calendario

Scambio di colpi tra Usa e Iran. Hormuz torna alla paralisi

Per il secondo giorno, giovedì, gli Stati Uniti hanno continuato a bombardare l’Iran che a sua volta ha sparato missili contro le strutture americane nel Golfo, facendo saltare la tregua stabilita con il memorandum di intesa del 17 giugno. Le forze americane hanno colpito oltre 170 obiettivi nell’arco di 48 ore, dopo che Washington ha accusato Teheran di prendere di mira navi commerciali nello Stretto di Hormuz. L’Iran non ha rivendicato quegli attacchi, ma insiste che le navi commerciali debbano seguire un tragitto prestabilito, attraverso le sue acque territoriali.
Gli americani dicono di aver preso di mira obiettivi militari sulla costa iraniana per ridurre la minaccia per le navi commerciali. L’Iran afferma che 14 persone sono state uccise e 78 ferite, e che è stata colpita anche una ferrovia che collega Teheran alla citta di Mashhad, dove è stata sepolta ieri la Guida suprema Ali Khamenei. Oltre alle basi Usa in Qatar, Kuwait e Bahrein, l’Iran ha sparato missili verso la Giordania.
Trump, avvertito degli attacchi alle navi poco prima di partire per il summit Nato, ha dichiarato che il cessate il fuoco è «finito» e i negoziati sono «una perdita di tempo», ma di ritorno a Washington ha detto di aver ricevuto una telefonata dagli iraniani che vogliono fare «un accordo»: «Non so se ne vale la pena, non so se lo rispetteranno, sono pazzi». «Colpisci e sarai colpito», ha replicato il capo-negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf da Teheran, sottolineando che la navigazione nello Stretto di Hormuz verrà riaperta solo «secondo disposizioni dell’Iran». Le parole di Ghalibaf mostrano come al centro dello scontro ci sia il paragrafo 5 del memorandum di intesa, che viene interpretato diversamente dai due Paesi. C’è scritto che l’Iran metterà in atto «disposizioni» per ripristinare la navigazione e lavorerà con l’Oman per determinare come amministrarla in futuro; l’Iran si impegna inoltre al passaggio sicuro delle navi e alla rimozione delle mine. Mentre Trump – che ieri ha telefonato a Benjamin Netanyahu – si è concentrato su quest’ultimo aspetto, gli iraniani considerano quel paragrafo la conferma che il controllo di Hormuz spetta a loro. Si tratta di un obiettivo centrale agli occhi dei Guardiani della rivoluzione, che puntano in una fase successiva a imporre tasse o pedaggi, ma è inaccettabile dagli Stati Uniti e dai Paesi del Golfo. Non appena il memorandum è stato firmato, infatti, gli americani hanno organizzato il passaggio notturno delle navi lungo una rotta a sud delle acque territoriali iraniane, vicina alla costa omanita. L’Iran ha attaccato le navi che percorrono questa rotta vedendola come una violazione del memorandum. In Iran c’è chi è scontento dei risultati dell’accordo anche perché il Paese sta avendo problemi a vendere il petrolio, nonostante le deroghe Usa alle sanzioni (sospese due giorni fa): non possono usare il sistema bancario internazionale e molti acquirenti non vogliono affidarsi a deroghe temporanee.
I bombardamenti Usa potrebbero durare giorni o settimane, in base alle mosse dell’Iran, secondo Axios. Centinaia di petroliere sono passate nelle ultime settimane dallo Stretto, la Casa Bianca ritiene di avere spazio per un’escalation senza forte impatto sul prezzo del petrolio (ieri 76 dollari al barile: meno che durante la guerra ma più dei 72 pre-guerra). Il traffico nello Stretto è sceso a un terzo del livello pre-guerra di un centinaio di navi al giorno: metà passano lungo la rotta iraniana, metà lungo quella omanita.