il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2026
Israele lascia in cella il primario Abu Safiya
È arrivato ieri il “no” dello Stato israeliano alla petizione del 4 luglio, presa in carico dall’Alta Corte di Giustizia e presentata da Physicians for Human Rights Israel (Phari), che chiedeva il rilascio di 14 medici di Gaza detenuti senza accuse formalizzate. Il dottor Hussam Abu Safiya, primario e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, è uno di loro ed è in carcere da dicembre 2024. La petizione aveva lanciato l’allarme sul “grave peggioramento” della sua condizione di salute, documentato dal suo legale Nasser Odeh durante il loro ultimo incontro lo scorso 2 luglio, che lo mettevano in pericolo di vita. Le lesioni che aveva sul viso erano così estese che l’avvocato ha detto di non averlo riconosciuto subito. “Questa è l’ultima volta che mi vedrete… Mi hanno portato qui per uccidermi. Non credo che sopravviverò” aveva detto a Odeh che aveva chiesto una seconda visita, richiesta ancora in sospeso e priva di riscontro. Ma le violenze contro il medico non sono un caso isolato. Si è raggiunto un “nuovo e allarmante picco” di violenze e violazioni subite da parte dei detenuti per lo più palestinesi. Lo documenta lo stesso Ministero della Giustizia che svolge le indagini sugli agenti di polizia che nel 2025 hanno ricevuto 297 denunce di violenza da parte della polizia, registrate all’interno del rapporto annuale pubblicato dall’Ufficio del Difensore Civico israeliano.
La risposta sul rilascio dei 14 medici è articolata in due punti: primo, lo Stato chiede alla Corte di respingere la petizione senza udienza, sostenendo che non esistano “ragioni speciali” per revocare gli ordini di detenzione e senza fornire elementi che ne giustifichino il trattenimento. Ha inoltre precisato che il Capo di Stato Maggiore delle Idf non è tenuto a valutare le richieste di revoca. Per quanto riguarda invece il caso specifico del primario, gli avvocati dello Stato, che rappresentano il capo di stato maggiore delle Idf, affermano che è stato visitato più volte dal personale sanitario da quando è stato trasferito nella struttura sotterranea per gli interrogatori “Rakefet” del carcere di Nitzan, a Ramle. Il penitenziario che ha una lunga storia di denunce per violenze contro i detenuti, dove il primario era stato trasferito il 24 giugno, due settimane dopo che la Corte Suprema aveva respinto il suo ricorso contro la decisione del tribunale che il 28 aprile aveva prolungato la sua detenzione di altri sei mesi.
In sostanza, lo Stato ha presentato una smentita generale, informando la Corte che “non sono emerse indicazioni di pericolo per la sua vita”, senza affrontare le gravi accuse di violenze subite dal primario e documentate dal suo legale, senza soffermarsi sulla richiesta di una visita medica indipendente e sull’ispezione giudiziaria esterna. Inoltre, il Servizio Carcerario Israeliano, non ha fornito le cartelle cliniche del medico come richiesto formalmente da Phri. Phri reitera l’urgenza della perizia medica indipendente e di una revisione giudiziaria indipendente sulle condizioni del dottor Abu Safiya e chiede all’Alta Corte di fissare un’udienza urgente sulla petizione riguardante la detenzione continuata di tutti e 14 i medici di Gaza.
Questa notizia arriva in concomitanza anche con un nuovo report di Gisha che denuncia che Israele trattiene senza alcuna base legale i corpi di oltre cento palestinesi morti in custodia, ostacolando le indagini sulle cause dei decessi e negando alle famiglie il diritto alla sepoltura.