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 2026  luglio 09 Giovedì calendario

La Flotilla recupera le barche

La storia più incredibile è quella di Malia, una barchetta a vela di 13 metri ritrovata a metà giugno tra Cipro e la Turchia. Abbordata a ovest di Creta, aveva navigato per centinaia di miglia senza nessuno a bordo. “Andava alla deriva da sola, in acque internazionali”, racconta Siva, 48 anni, un capitano malese di origine indiana, veterano del soccorso in mare. Decine di volontari dall’Europa, dai Paesi arabi e dalla Turchia sono impegnati nel recupero delle barche della seconda Global Sumud Flotilla. Le ultime 50 erano state intercettate dalla Marina israeliana tra il 18 e il 19 maggio, le prime a sud-ovest di Cipro e le altre molto più giù, vicino all’Egitto e alla Striscia di Gaza. “Malia era tutta rotta – dice ancora Siva – con l’albero spezzato e dentro c’era acqua fino ai fianchi. Non c’era il timone, ci sono volute due ore solo per prepararla per il traino, poi l’abbiamo rimorchiata a Manavgat”, sulla costa turca.
Contro l’ultima Flotilla gli israeliani hanno agito d’anticipo, a centinaia di miglia dalle loro coste. Però stavolta le barche non le hanno portate via, le hanno lasciate alla deriva, come i pirati. “Recuperarle è anche una questione di sicurezza, le barche alla deriva possono provocare incidenti. E ovviamente hanno un valore, che va rimesso al servizio della causa palestinese”, spiega un altro volontario della recovery mission. I militari le hanno danneggiate: “Quasi sempre hanno tagliato i fili e cavi dei motori, hanno buttato sale e caffè nei serbatoi, hanno rotto le vele, a volte le sartie”. Qualcuna sarà andata a fondo, ma la maggior parte no. C’è da lavorare ma navigheranno. “Serviranno per le prossime missioni”. La Flotilla sta già raccogliendo i fondi anche in Italia con Banca etica su produzionidalbasso.com. Di nuovo verso Gaza a ottobre? Non c’è conferma. Si parla anche di usare quelle barche nei soccorsi ai migranti.
Hanno individuato più di 30 imbarcazioni sulle 70 abbordate in primavera. “Una ventina sono già tra Turchia e Italia, altre sono più difficili da recuperare”, raccontano. Perché sono finite in Libia, in Egitto, in Libano. C’è poi qualche problema politico a Cipro, il cui governo è molto legato a Israele. Hanno recuperato una barca perfino in Siria. Fece grande scalpore, il 31 maggio, vedere arrivare sulla spiaggia di Al-Mawasi a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, il tetto e un po’ di pezzi di Kasr-i Sadabad. È il motoveliero turco battente bandiera britannica su cui ha viaggiato ed è stato sequestrato anche chi scrive con il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e 18 persone di mezzo mondo. Fu bellissimo vedere che almeno i pannelli solari erano arrivati a Gaza – dove tra l’altro manca spesso la corrente – e che il timone, raccolto da un bambino, era stato esposto in una tenda.
Malia era partita da Barcellona a metà aprile ed era stata intercettata nella prima spregiudicata operazione israeliana, nella notte tra il 29 e il 30 aprile a ovest di Creta. Lì, per evitare di ritrovarsi 80 barche davanti a Gaza, avevano abbordato le prime 22. Tra i balbettii dei governi europei tra cui il nostro, le cui forze armate non si sarebbero nemmeno accorte delle navi israeliane così vicine, per non dire dei greci. Sequestrarono 181 persone, deportarono in Israele Saif Abukeshek e Thiago Avila per poi rilasciarli, dopo giorni di violenze, senza formalizzare le accuse di “terrorismo”, buone solo per i media compiacenti. Malia – il cui secondo nome palestinese è Hula, villaggio della Galilea teatro di un massacro nel 1948 – è andata alla deriva per un mese e mezzo. Ha fatto 500 miglia, passando fra i turisti a nord di Creta.
“Noi eravamo sulla Family”, racconta Siva, oltre trent’anni di soccorsi in mare dallo tsunami del 2004 in poi, attivista di Cinta Gaza Malaysia, la grande Ong attorno a cui ruota Sumud Nusantara nel sud-est asiatico. La Family è la piccola nave madre della Flotilla, 32 metri in acciaio, sottratta agli abbordaggi. La recovery mission è iniziata subito: “Dopo l’arresto – dice Siva – sono tornato in Malesia il 26 maggio, il 3 giugno sono ripartito in Turchia per la missione. Sono stato lì un mese, ho partecipato al recupero di nove barche”. Non hanno gps e Garmin a bordo: le trovano a vista, studiando le traiettorie secondo modelli matematici, oppure su segnalazione.