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 2026  luglio 09 Giovedì calendario

Volkswagen, due gli stabilimenti chiusi già entro il 2031 e 50 miliardi di tagli

Volkswagen si prepara ad affrontare quella che potrebbe diventare la più grande ristrutturazione dei suoi quasi novant’anni di storia. Oggi è in corso a Wolfsburg la riunione del consiglio di sorveglianza chiamato a esaminare il piano di rilancio del gruppo messo a punto dall’amministratore delegato Oliver Blume, destinato a ridisegnare profondamente il futuro del primo costruttore europeo puntando a ridurre i costi e rilanciare la competitività. Secondo indiscrezioni diffuse da DerSpiegel questa mattina, già nei prossimi cinque anni verrà stoppata la produzione in due importanti stabilimenti tedeschi del gruppo: Zwickau ed Emden. Inoltre saranno tagliati investimti per 50 miliardi di euro.
Secondo Reuters, in quella che sarebbe la più grande ristrutturazione mai intrapresa dal gruppo, Blume starebbe valutando la chiusura di quattro stabilimenti tedeschi – Hannover, Emden, Zwickau e lo stabilimento Audi di Neckarsulm. A rischio è l’occupazione. Nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni su oltre 100.000 licenziamenti, il doppio rispetto al numero annunciato nel precedente piano.
L’obiettivo dichiarato del management è rendere Volkswagen “più veloce, più resiliente e più competitiva” in un mercato che negli ultimi anni è cambiato radicalmente sotto la spinta della concorrenza cinese, del rallentamento della domanda europea e dei dazi statunitensi sulle importazioni di automobili.
Quello al vaglio è un intervento senza precedenti per il gruppo di Wolfsburg, nato per riportare sotto controllo i costi e ridurre una capacità produttiva oggi considerata eccessiva rispetto alla domanda.
Il progetto di Blume non si limiterebbe però ai tagli. Tra le ipotesi allo studio figura anche una profonda semplificazione della struttura societaria, con il possibile scorporo del marchio Volkswagen e della divisione componentistica, nel tentativo di rendere il gruppo più agile e focalizzato.
La partita, tuttavia, si presenta estremamente complessa. Il consiglio di sorveglianza vede una forte rappresentanza dei lavoratori e del Land della Bassa Sassonia, che dispone di poteri speciali grazie alla cosiddetta “Volkswagen Law”. I sindacati hanno già annunciato una dura opposizione alle chiusure degli impianti e oggi sono in programma manifestazioni davanti a numerosi siti produttivi del gruppo.
Secondo Reuters, alcune fabbriche, come Zwickau e Neckarsulm, potrebbero teoricamente essere chiuse senza il voto del consiglio, ma qualsiasi decisione rischierebbe comunque di aprire una lunga stagione di trattative, scioperi e contenziosi politici.
Il management starebbe valutando anche soluzioni alternative alla chiusura immediata, come trasferire in Germania la produzione di modelli destinati al mercato cinese oppure riconvertire alcuni stabilimenti verso produzioni legate al settore della difesa, oggi in forte espansione.
Il confronto di oggi difficilmente porterà a decisioni definitive, ma rappresenta uno snodo decisivo per il futuro della casa automobilistica. Da un lato c’è la necessità di recuperare competitività in un settore sempre più dominato dai costruttori asiatici. Dall’altro resta il peso sociale e politico di una ristrutturazione che potrebbe cambiare il volto dell’industria automobilistica tedesca. Per Volkswagen, la sfida è trovare un equilibrio tra la difesa dell’occupazione e la necessità di adattare il proprio modello industriale a un mercato che corre molto più velocemente rispetto al passato.