La Stampa, 9 luglio 2026
La grande sete dell’Ai. I big digitali comprano le centrali idroelettriche
Le centrali di Cafasse e Lanzo Torinese producono energia dal 1922. Quella di Balangero dal 1923. Da oltre un secolo l’acqua della Stura muove turbine. Finora lo ha fatto per alimentare il consumo di energia di aziende e comunità locali. Oggi entrerà in un’altra filiera industriale. Nuova. E assetata d’energia. Data center, cloud, Intelligenza artificiale. Aruba ha acquisito i tre impianti idroelettrici del Torinese. Sono già operativi e producono circa 10 gigawattora di energia rinnovabile all’anno, l’equivalente di quanto consumano ogni anno circa 4.000 famiglie. Con l’operazione il gruppo sale a undici centrali di proprietà e si avvicina ai 60 GWh di produzione annua.
Le tre centrali non alimenteranno un data center di Aruba nell’area. Dall’azienda spiegano di non avere in progetto la costruzione di strutture in Piemonte. Ma gli impianti entreranno nel portafoglio energetico dell’azienda. Aruba è uno dei grandi operatori italiani dei data center. Ne ha quattro in Italia: uno a Roma, uno a Bergamo e due ad Arezzo. E i data center chiedono energia. Dietro una mail, un pagamento online o una domanda fatta a un assistente di intelligenza artificiale ci sono server, reti e sistemi di raffreddamento. Infrastrutture fisiche che hanno bisogno di energia continua. E la crescita dell’AI sta facendo aumentare rapidamente la domanda di energia. Aruba ha scelto di produrne direttamente una parte. Non significa che l’elettricità generata sulla Stura sarà trasportata con un collegamento dedicato fino ai data center del gruppo. Le centrali immettono l’energia nella rete elettrica nazionale, mentre i data center continuano a essere alimentati dalla rete e devono garantire continuità operativa 24 ore su 24.
Le centrali idroelettriche e gli impianti fotovoltaici di Aruba producono energia pari a circa la metà del fabbisogno aziendale. In questo quadro, le centrali piemontesi valgono circa un sesto dell’intera produzione elettrica del gruppo. L’azienda bergamasca è tra gli operatori del mercato digitale più attivi nell’acquisizione di impianti idroelettrici. Ne possiede undici su cinque fiumi (oltre alla Stura, Brembo, Lambro, Astico e Fella) in quattro regioni (oltre al Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia). Avere centrali su bacini diversi riduce l’esposizione a una siccità concentrata in un solo territorio. Le nuove centrali sono state selezionate anche valutando la continuità della risorsa idrica e la presenza di infrastrutture e impianti a monte che contribuiscono a regolare la portata del fiume.
Ma Aruba non è l’unica. Nel 2021 Translated, azienda romana che si occupa di traduzioni con l’Intelligenza artificiale, ha comprato una storica centrale idroelettrica a Sannazzaro de’ Burgondi, vicino Pavia. Progettata nel 1895 da Hermann Einstein, padre del fisico Albert, la centrale è stata recuperata dall’azienda tecnologica per aumentare la propria produzione di energia rinnovabile. Costo: 800 mila euro, più altri 150 mila per completare il recupero. Il motivo, spiegava allora il capo dell’azienda Marco Trombetti, è che i consumi elettrici dei computer di Translated crescevano del 70% l’anno. E Translated, proprio come Aruba, non usa quell’energia direttamente per i propri server: la immette nella rete nazionale e preleva dalla rete l’elettricità necessaria nella sua sede di Roma.
È un movimento più ampio, internazionale. Le Big Tech non comprano necessariamente le centrali, ma cercano sempre più spesso di assicurarsi direttamente la loro produzione. Google ha firmato un accordo da oltre 3 miliardi di dollari per garantirsi fino a 3 gigawatt di capacità idroelettrica negli Stati Uniti. Per intendersi, una potenza equivalente a quella impegnata da circa un milione di appartamenti italiani con un normale contratto domestico da 3 kilowatt. Microsoft ha siglato un contratto ventennale per l’energia di un reattore nucleare da 835 megawatt in Pennsylvania, contribuendo al progetto per rimetterlo in funzione. Meta ha fatto lo stesso con una centrale nucleare in Illinois. Amazon si è assicurata fino al 2042 quasi 2 gigawatt di energia dalla centrale nucleare di Susquehanna. La corsa all’intelligenza artificiale è anche una corsa per l’elettricità necessaria ad alimentarla. E il mondo etereo del digitale la cerca anche negli impianti del secolo scorso, fatti per alimentare cartiere e telai.