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 2026  luglio 09 Giovedì calendario

Per un Trump resort sconvolta una regione vietnamita

“Costruito in una posizione strategica, a soli 45 minuti da Hanoi, capitale vietnamita, il Trump International Vietnam è più di una destinazione di lusso: è l’icona di una nuova era”, hanno dichiarato i rappresentanti della Trump Organization durante la posa della prima pietra lo scorso anno. Ma per fare spazio a questa nuova era, non sembra esserci posto per tutto ciò che esisteva prima, come le 3.500 tombe ancestrali che da secoli occupano il terreno su cui presto sorgerà un resort di lusso e un campo da golf. Per lasciare spazio a ville e buche da golf, gli abitanti della provincia settentrionale di Hung Yen stanno riesumando i resti dei propri cari e abbandonando le proprie case.
Le proteste
Gli scavi, iniziati lo scorso anno, proseguono nonostante le proteste dei residenti. Sulle tombe rimaste ancora in piedi oggi, riporta il Financial Times, compaiono grandi “X”: è il segno che i corpi sono stati trasferiti dalle tombe e le strutture funerarie demolite. Alle oltre 4mila famiglie coinvolte è stato riconosciuto un indennizzo irrisorio per lasciare le proprie case, circa 320.000 dong vietnamiti al metro quadro (10,64 euro). Alcuni hanno accettato, sostenendo i benefici che il resort potrebbe portare, come la creazione di nuovi posti di lavoro. Altri si rifiutano di cedere i propri terreni o chiedono un risarcimento maggiore. I funzionari locali hanno ordinato di ottemperare all’ordine di cedere i loro terreni altrimenti saranno soggetti a provvedimenti coercitivi, che entreranno in vigore dal 26 giugno.
La famiglia di Khanh Huyen, sta perdendo 540 metri quadrati coltivati ​​ad alberi da frutto che generano fino a 100 milioni di dong (circa 3.300 euro) all’anno e che li hanno sostentati per decenni. Per molti residenti, nella maggior parte dei casi anziani agricoltori, il resort sorgerà proprio sui terreni che hanno coltivato per generazioni: luoghi che non rappresentano soltanto la loro casa, ma anche la principale fonte di sostentamento. La valle del Fiume Rosso è infatti una delle aree agricole più fertili del Paese. Il nome stesso della provincia, Hung Yen, deriva dal sino-vietnamita Han Tu e significa “prosperità e pace”.
Una pace a lungo conservata e in cui adesso irrompe la multinazionale statunitense di proprietà di Donald Trump. Con una superficie di quasi 1.000 ettari il progetto comprenderà un campo da golf VIP a 54 buche, due aree residenziali in grado di ospitare 5.300 persone, un’area commerciale con servizi per oltre 29mila persone, spazi verdi e parchi a tema. Il progetto rientra in una partnership strategica tra la Trump Organization e la vietnamita Hung Yen Company, una società controllata dalla Kinh Bac City Development Holding Corporation, di cui è responsabilità la costruzione del resort.
Per Eric Trump, vicepresidente della Trump Organization, questo resort sarà “un omaggio alla cultura vietnamita e un simbolo di eccellenza”. “Uno dei campi da golf più prestigiosi al mondo”, ha detto il figlio del presidente americano durante la cerimonia di inaugurazione lo scorso anno. Il progetto è cruciale nei rapporti tra Stati Uniti e Vietnam e il governo preme per completarlo entro la fine del 2027, quando il Vietnam ospiterà il vertice APEC e accoglierà i leader mondiali, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Il Vietnam tra Usa e Cina
Negli ultimi decenni, le relazioni tra Vietnam e Stati Uniti si sono evolute in modo significativo, con gli Stati Uniti che si sono trasformati da storico nemico a stretto partner. Hanoi è tra i pochi paesi del Sud-est asiatico che tendono a preferire gli Stati Uniti alla Cina. Gli Stati Uniti considerano il Vietnam un nodo cruciale nelle catene di approvvigionamento del Sud-est asiatico, un mercato in rapida crescita e un potenziale contrappeso strategico al dominio cinese nella regione.
Gli Stati Uniti sono diventati uno dei principali mercati di esportazione vietnamiti e molte aziende americane, come Nike e Adidas, hanno spostato parte della produzione nel Paese, attratte da costi più bassi e dalla possibilità di ridurre la dipendenza dalla Cina. Eppure Hanoi è finita nel mirino dei dazi statunitensi nell’aprile 2025, quando Washington aveva annunciato tariffe del 46% sulle importazioni vietnamite, poi ridotte nel quadro di un’intesa commerciale che ha fissato dazi del 20% sui beni provenienti dal Paese e del 40% sui prodotti ritenuti riesportati attraverso il Vietnam. Questo ha rischiato di portare il Paese tra le braccia di Xi Jinping.
Per quanto gli Stati Uniti restino un mercato essenziale per l’economia vietnamita, la Cina rimane una realtà impossibile da ignorare, anche per una questione geografica. I progetti infrastrutturali cinesi confermati e accelerati durante la visita del presidente Xi Jinping sono il simbolo di questo legame indissolubile. Tra questi c’è una ferrovia transfrontaliera da 8,4 miliardi di dollari che attraversa per tutta la sua lunghezza il Vietnam settentrionale e collega la provincia cinese dello Yunnan, priva di sbocchi sul mare, al porto di Haiphong, passando per Hanoi, gran parte della quale corre lungo il Fiume Rosso. Lo stesso fiume lungo la cui valle Trump sta costruendo il suo resort e chissà che, un giorno, proprio quella ferrovia non possa essere utilizzata anche dagli ospiti del resort americano.