la Repubblica, 9 luglio 2026
L’Abi boccia il “diritto al conto”
No «all’obbligo generalizzato, e unicamente per le banche, di aprire un conto corrente». In audizione alla commissione Finanze del Senato, i rappresentanti dell’Abi contestano le norme di tre disegni di legge che un anno fa sono state salutate dal vicepremier Matteo Salvini come «una vittoria della Lega», ottenendo comunque un’ampia maggioranza in Parlamento.
Ricordando che il Testo Unico Bancario e le norme europee prevedono già il diritto di aprire un conto per tutti i consumatori che risiedono legalmente nella Ue, l’Abi rileva come invece un obbligo a carico delle banche (e non di altri intermediari finanziari come le Poste) è in contrasto con il «carattere d’impresa» dell’attività bancaria, e con la libertà di iniziativa economica garantita dall’art.41 della Costituzione.
La banca, spiegano, «deve poter svolgere le proprie valutazioni nel rispetto dei principi di correttezza, buona fede e diligenza», ma anche «tenendo conto dei molteplici profili di rischio e delle specificità dei singoli rapporti con la clientela».
Anche l’obbligo di motivare per iscritto il rifiuto di aprire un conto è scivoloso, perché se per esempio fosse dovuto a finalità di ordine pubblico, nei casi di contrasto del riciclaggio o del finanziamento al terrorismo, si rischia di compromettere in questo modo «l’efficacia delle attività di prevenzione e controllo».
C’è poi una notazione che riguarda la normativa bancaria, ormai molto più europea che italiana: «Ancora più problematica appare l’introduzione di una simile previsione a livello esclusivamente nazionale, in un mercato disciplinato da regole europee armonizzate», sottolinea l’Abi.