corriere.it, 9 luglio 2026
Pure i ventagli hanno smesso di essere chic
Aveva ragione Ennio Flaiano che aspettiamo l’estate per poterne poi parlare male. Adesso ci tocca dire qualcosa a proposito dei ventagli, soprattutto di certi ventagli. Quelli parlanti. Fino a poco fa le frasi buffe erano tutte stampate sulle tshirt: tanto che è diventato difficilissimo trovarne una semplice, bianca, la classica Fruit of the Loom. Sono nati persino blog per rintracciare una tshirt basica, in cotone decente, senza frasette simpatiche. Adesso, però, le frasette sono finite tutte nei ventagli, che le signore più accalorate usano in città: si va da «que calòr!» a «fucking climate change», «non sudo, brillo», ma anche «air conditioning» fino a piccole trivialità come «afa’ nculo» e «I’m hot», che di questi tempi può anche funzionare come un Tinder.
Ventagli che «parlano», da «qué calor» a «vado a fuoco» le frasette ironiche. Fine di un’icona chic
Il ventaglio, accessorio immancabile nei teatri più importanti, da che richiamava una gestualità chic ora sta rischiando grosso: ogni volta che qualche signora squaderna il suo, si è costretti a leggere qualche fesseria. Tutt’altro stile rispetto al linguaggio segreto del ventaglio: nel 1700 nascondere gli occhi con il ventaglio aperto voleva dire «ti amo», il ventaglio nella mano sinistra davanti al viso era un «voglio conoscerti». Peggio dei ventagli parlanti oggi c’è solo la nebulizzazione di alcuni locali, che si appiccica al trucco e rovina la piega delle signore. Volete essere davvero alla moda? Andate a Chinatown e comprate un ventilatorino portatile. Le ragazze più aggiornate hanno tutte quello in borsetta: spara solo aria fresca, non frescacce.