Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 09 Giovedì calendario

Ranucci-Lavitola, il caso del sondaggio sulla discesa in campo

Sigfrido Ranucci non ha letto tutta la rassegna stampa che lo riguarda, assicura. Neanche gli articoli dove si parla del sondaggio elaborato da Valter Lavitola sulla sua popolarità: questionario che il faccendiere – presunto mandante dell’attentato all’auto parcheggiata sotto casa del conduttore di Report – stava appunto mettendo a punto (con la sua approvazione?) in vista di una sua discesa in campo in politica. 
«A giugno ho commissionato un  sondaggio, purtroppo l’abbiamo dovuto fermare dopo gli arresti dei presunti esecutori dell’attentato. Le domande sono state preparate da me, da Sigfrido e da due importantissimi giornalisti», racconta Lavitola a La Verità. Ranucci voleva entrare in politica? «Balle. Non ho mai voluto», risponde il giornalista al Corriere. Che non ha negato di aver ricevuto, da Lavitola, lo schema delle domande del sondaggio. Perché, allora, non ha scoraggiato il suo amico? «Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato». 
Perché mai prese questa iniziativa allora? 
«Forse cercava di accreditarsi verso altri».
 
Lei sembra non credere alle cose lineari. Ai magistrati ha detto che la bomba avrebbe potuto essere un messaggio per interposta persona. Lo pensa tuttora? 
«Sì penso ancora si volesse interrompere un flusso di informazioni nei confronti di Report».
 
Qual è a suo avviso la pista allora? I magistrati le chiedono di far mente locale... 
«Penso che la più sensata sia quella relativa al servizio che ha riguardato la società Cantiere Navale Vittoria (storica azienda italiana che produce, fra l’altro, motovedette da guerra e finanziata da imprenditori casertani, ndr). Quanto alla questione politica...». 
Dica... 
«Non ho ceduto a lusinghe di tutti gli schieramenti. Centrosinistra. Centrodestra. Movimenti. La mia risposta è la stessa data a Francesco Filini di Fratelli d’Italia in una occasione. Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella commissione di vigilanza Rai». 
Tutti la corteggiano? 
«Corteggiano Report». 
Ed è vero che con un viatico di Lavitola si otteneva il silenzio di Report o almeno una linea più soft? 
«È l’illazione che più mi fa male. Ranucci può avere degli amici. Report no. Si ripassino le nostre puntate». 
Veniamo alla questione fonti. Lei ha subito un personaggio come Lavitola?
«Non penso di averlo subito ma di averlo governato. Sappiamo che vi è un confine sottile talvolta tra noi e le fonti. Mi chiedeva suggerimenti qualche volta. Ad esempio sul business del Carbon credit. Gliene ho dati evitandogli sorprese». 
Su che fondate il vostro rapporto? Lei conduttore del maggior programma di inchiesta italiano. Lui pluri pregiudicato? 
«Tre aspetti. Primo. Volevo realizzare un’intervista a Marcello Dell’Utri e lui avrebbe potuto dare una mano. Secondo. Una certa tenerezza verso questo padre di un figlio con autismo. Lo misi in contatto con mia figlia psicologa per un aiuto. Terzo. Una varietà di interessi giornalistici comuni. Peraltro Lavitola ci aiutò proprio per realizzare quella puntata sui cantieri alla quale accennavo. Vorrei denunciare infine la grande ipocrisia italiana...».
 
Quale? 
«Lavitola era nelle agendine di gran parte dei direttori di giornali italiani. E a me fu presentato da Sandro Ruotolo (l’eurodeputato Pd e giornalista che segue i media, ndr)». 
Insomma Lavitola è perfettamente sdoganato tra i media italiani, malgrado il complesso curriculum penale? 
«Tutti vanno in quel ristorante».
 
Si presenterà al pm Edoardo De Santis? 
«Sono a disposizione. Lo sono sempre stato».
 
Legge le ricostruzioni di questi giorni? 
«L’ipotesi di un attentato prearato per la mia candidatura in stile Trump? Peccato che non intenda candidarmi appunto. Non regge».