corriere.it, 9 luglio 2026
Salari reali più bassi, una vergogna italiana
Marco Leonardi sul Foglio di oggi torna su una vergogna italiana. Perché tale è e tale dovrebbe essere considerata a livello nazionale. Invece, ci indigniamo poco. Troppo poco. Il potere d’acquisto delle retribuzioni, secondo gli ultimi dati Ocse, è inferiore del 6,1 per cento rispetto al 2021. L’organizzazione che riunisce i Paesi industriali, con sede a Parigi, prevede un nuovo calo dello 0,9 per cento nell’anno in corso e un modesto recupero (0,2 per cento) l’anno prossimo.
Un primato negativo solo italiano. Il ritardo cronico con cui vengono rinnovati i principali contratti collettivi, nonostante qualche forma negoziale di compensazione, impedisce il recupero totale dell’erosione causata dall’inflazione. Secondo Leonardi il danno a carico dei lavoratori rischia di ripetersi anche con questa nuova ondata inflattiva. Come porvi rimedio? Un ritorno alla scala mobile, come vorrebbe per esempio Alleanza Verdi e Sinistra, è del tutto sconsigliabile visto quello che accadde negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso con l’innestarsi di un’insidiosa spirale tra prezzi e salari. E oggi, con la moneta unica, difficilmente praticabile.
L’economista e docente dell’Università degli Studi di Milano propone un patto per la fabbrica su produttività, rappresentanza e partecipazione che avrebbe anche l’effetto di rafforzare i sindacati più rappresentativi cioè quelli in grado di difendere meglio diritti e potere d’acquisto di salari e stipendi. La frammentazione degli attori, datoriali e sindacali, non innalza il livello della contrattazione, anzi. La detassazione degli aumenti, proposta dalla Uil, avrebbe l’effetto di scaricarne il costo sull’intera collettività come già peraltro avvenuto con la riduzione del cuneo fiscale contributivo. Il governo ha però un’altra arma di pressione. Non trascurabile. E cioè quella di minacciare, ed eventualmente imporre, la sospensione di sussidi di varia natura per quelle categorie produttive che non rinnovano per tempo i contratti scaduti. Il ritardo sistematico non può essere modo per posticipare e depotenziare adeguamenti non solo salariali. Degrada a strumento di flessibilità con una componente, assai più costosa, di ingiustizia nei confronti di chi lavora.