Corriere della Sera, 9 luglio 2026
La caduta di Graham Platner
Che Graham Platner fosse una bomba ad orologeria piazzata nel cuore della strategia dei democratici per la riconquista del Senato alle elezioni di midterm di novembre era evidente da tempo nonostante il sedicente campione della classe lavoratrice, un pescatore di ostriche, abbia stravinto le primarie senatoriali del partito dei progressisti nel Maine.
Ora che quella bomba è scoppiata, con due donne che hanno denunciato maltrattamenti e abusi sessuali, e mentre anche i leader della sinistra radicale, Bernie Sanders in testa, gli hanno tolto il loro ostinato appoggio, il partito della sinistra deve affannosamente cercare di trovare in pochi giorni un candidato alternativo e credibile per tentare di battere la senatrice repubblicana Susan Collins. Impresa disperata: Platner aveva entusiasmato presentandosi come un nemico giurato del vecchio apparato del partito, mentre ora stanno scendendo in pista personaggi dell’establishment democratico.
Ma il danno, per un partito che aveva il vento in poppa grazie ai guai combinati da Trump e alla sua impopolarità, va ben oltre il rischio di perdere un seggio-chiave al Senato: i democratici devono chiedersi quanto autodistruttiva sia stata la scelta dei suoi spregiudicati strateghi elettorali di ispirarsi a Trump non per le idee politiche ma per le logiche populiste, il fare campagna con slogan a effetto dietro i quali non c’è sostanza, puntare tutto sull’efficacia televisiva di un volto e di un messaggio: candidati scelti perché telegenici, senza perdere tempo ad analizzare il loro profilo politico ed etico.
Il talent scout di questa stagione politica democratica è Morris Katz, 27enne stratega politico che, dopo aver giocato un ruolo importante nella campagna che ha fatto diventare Zohran Mamdani sindaco di New York, si è lanciato con la sua agenzia, Fight Agency, nel sostengo alle campagne di altri candidati radicali. Per mesi è stato sulla cresta dell’onda proprio grazie alla scoperta di Platner. Si è vantato col New Yorker: mi sono bastati dieci minuti per capire che era l’uomo giusto per riconquistare il Maine.
Adesso l’agenzia dice che solo di recente sono emerse ombre. In realtà, fin dall’inizio Platner è apparso problematico: mai vissuto di pesca, mai lavorato duro per uscire dall’indigenza come ha detto spesso. Viene da una famiglia benestante, ha studiato in scuole di élite, si è comprato casa non con le indennità di veterano di guerra ma con 200 mila dollari prestati dal padre.
Ma per gli strateghi elettorali influenzati dalle tecniche comunicative di Trump, la cosa importante non era la verità ma la fotogenicità. Tutta l’attenzione nel ritrarre il Graham «proletario» che esce in mare, che spacca la legna, che si sporca pulendo il pescato: un’immagine hollywoodiana, finta ma suggestiva. Quando sono venute fuori storie imbarazzanti, un tatuaggio con un simbolo nazista, o messaggi violenti o sessisti postati in passato sui social media, la cosa è stata presentata come l’effetto di un periodo di stress, di disordine mentale per i traumi degli anni di guerra in Afghanistan, da marine.
Si è scusato, ha assicurato di non avere altri scheletri nell’armadio: i democratici del Maine gli hanno creduto e lo hanno votato in massa nelle primarie. Ma l’armadio si è riaperto: quando è emerso che lui, sposato, aveva fatto avance e aveva avuto storie con almeno altre sei donne, gli strateghi elettorali hanno cercato di mettere la cosa a tacere mentre i leader della sinistra radicale hanno difeso Platner: vittima di una campagna di denigrazione dei nemici del cambiamento. Poi, prima su Politico, poi sul Washington Post, sono uscite allo scoperto due sue ex partner, Jenny Racicot e Lyndsey Fifield, che lo hanno accusato di abusi sessuali. Per un po’ lui e Katz hanno tenuto duro. Poi, quando anche Bernie Sanders l’ha mollato, Platner, pur continuando a negare, si è detto consapevole del danno politico causato da quanto pubblicato e ha chiesto tempo per riflettere.
Di tempo ce n’è poco: per riaprire la partita deve rinunciare alla candidatura entro lunedì, cosa che appare probabile. Poi il partito avrà due settimane per trovare il nuovo candidato. Katz vorrebbe condizionare il ritiro del suo pupillo alla scelta di un altro esponente della sinistra anti establishment, ma ora l’ex enfant prodige della sinistra deve preoccuparsi soprattutto delle ombre che questa vicenda getta anche sugli altri suoi candidati «non tradizionali».