Corriere della Sera, 9 luglio 2026
Cairo: «Entrare in politica? Non si sa mai, ma è complicato»
«Nella vita non si sa mai. Tutto è possibile, niente è impossibile: non si può escludere nulla». Risponde così Urbano Cairo all’ennesima domanda sul suo ipotetico ingresso in politica. Accade ormai da anni, la domanda arriva puntuale a ogni uscita pubblica dell’editore del Corriere della Sera e de La7. Di diverso, alla presentazione ieri a Milano dei palinsesti tv, c’è una risposta più «aperturista» del solito. «Chi mai avrebbe detto che sarei diventato editore di La7?» dice Cairo ai cronisti richiamando uno dei due passaggi più rilevanti del suo percorso imprenditoriale. Il secondo è la scalata a Rcs, il gruppo di Corriere e Gazzetta, portata a termine con successo, contro ogni previsione, proprio 10 anni fa, il 15 luglio del 2016. In questi anni (sono 13 dall’acquisizione di La7, nel 2013) il gruppo Cairo-Rcs è diventato il primo editore italiano nell’informazione, con il Corriere leader sulle piattaforme digitali e in edicola e La7 terza rete in prime time. Immagina adesso un passaggio generazionale, pensa di lasciare le aziende ai suoi figli? «Sarei contento. Mi piacerebbe andare un po’ in vacanza o, chissà – ci scherza su – fare politica...».
Il cambio di registro, seppur misurato, comprende anche la suggestione della candidatura a sindaco di Milano. «È quello che sto pensando di fare. Sto cercando qualcuno che compri tutto e poi...». Ma la politica, si sa, è materia complicata per un imprenditore, «il terreno di gioco è nebuloso anche quando si pensa di avere un buon consenso. Io ho fatto sondaggi su di me e il gradimento era alto», assicura. Cairo è talmente abituato all’insistenza dei giornalisti sulla sua «discesa in campo» che questa volta li anticipa: «Siccome ero sicuro che me l’avreste chiesto ho fotografato un brano di un libro – afferma citando L’ora dei predatori di Giuliano da Empoli – che racconta di un gruppo di imprenditori, tecnocrati e intellettuali decisi a scendere in politica e delle “umiliazioni” che li attendono». Scrive nel capitolo in questione l’autore pubblicato da Einaudi (2025): «È tutto molto più difficile di quanto pensassero. Non perché il campo pulluli di chissà quali geni, ma perché non c’é nessun campo, non ci sono regole e nemmeno punti di riferimento stabili, eppure esiste un gioco a cui pochissimi hanno accesso». Aggiunge Cairo: «Nell’impresa gli obiettivi sono chiari: sviluppare, contenere i costi, scegliere collaboratori capaci, motivare le persone. In politica, invece, la capacità di incidere è inevitabilmente diversa». Non a caso, l’editore richiama l’esperienza di Silvio Berlusconi, del quale è stato collaboratore agli esordi della carriera: «È stato un imprenditore straordinario, un visionario. Ma in politica ha realizzato probabilmente il 30 per cento di quello che avrebbe potuto fare». Quanto all’editoria, per il presidente di Rcs l’ingresso di nuovi investitori nel settore dei quotidiani, è positivo: «L’informazione continua ad avere un valore strategico anche nella transizione dalla carta al digitale». Cairo respinge l’accusa rivolta a La7 di essere la tv anti-Meloni:«La7 non ha mai fatto sconti ai governi, anche precedenti. Ho ricevuto costantemente telefonate, non sono mai cessate. C’è attenzione a quello che avviene nel Paese e vogliamo ospitare tutti i protagonisti».
Infine, il Torino Calcio. «Sono disponibilissimo a cederlo – conferma – dispiacendomi perché sono molto legato alla squadra e sono stati 21 anni importanti. Mi piacerebbe vedere farsi avanti un imprenditore torinese ricco,tifoso, generoso. Ma va bene anche americano».