Corriere della Sera, 9 luglio 2026
Meloni su Donald: «Non mi pento. Difesa, rispetteremo gli impegni»
Alla fine chi attendeva una nuova puntata dello scontro è rimasto deluso. La cena, lo ha detto lei stessa, è stata cordiale. La sessione di lavori del mattino è scivolata via senza incroci o confronti pericolosi. Meloni ha fatto il suo lavoro di premier, Trump ha fatto Trump, ha persino accorciato le distanze, si è detto sommerso dall’amore degli alleati e sull’Italia, anche se di mattina era cattiva, nel pomeriggio ha subito una metamorfosi, «è stata buona, ha solo avuto un brutto momento».
Ovviamente le domande, alla premier, al suo staff, vengono fatte: tutti vogliono sapere se a cena c’è stata una battuta, se al gelo si è mischiato qualcos’altro, se non c’era affatto gelo. Ma la premier è parca che più non si può, resta nei confini di un riserbo assoluto, anche con i suoi. Filtra solo che non ha applaudito Trump alla fine dell’intervento del presidente americano, ma lui non se n’è accorto, ha sentito «l’amore» di tanti altri che si sono spellati le mani per rabbonirlo.
E invece da parte di Meloni nulla, qualcuno le chiede se è pentita di aver investito tanto nell’asse Roma Washington: «L’unica bussola, è l’interesse nazionale, lo è sempre stato, non mi pento di nulla di quanto fatto. Non cambio strategia. L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente. Non è strategia arrivata con Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori. Con Trump ci sono affinità, dall’immigrazione alla cultura woke. Le cose stanno andando come abbiamo visto, ma non cambio idea».
Poi la conferenza finale vira subito sui dossier affrontati. «Vogliamo rispettare gli impegni» sulle spese per la Difesa, «lo stiamo facendo e lo faremo. Ma in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, i modi e le priorità». Meloni aggiunge che questi investimenti «debbono rimanere in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori, quindi più sicurezza, ma anche più lavoro qualificato, più ricerca e non assegni all’estero».
La sicurezza
Per la premier, la Nato è e resta «unita e determinata a rafforzarsi, un’alleanza consapevole delle sfide che ha di fronte. L’Italia condivide questi obiettivi, ha portato al vertice un’idea molto concreta di sicurezza, cioè una sicurezza che non riguarda solo gli equilibri geopolitici ma che tocca la vita quotidiana dei cittadini». E qui la premier scende nei dettagli. Mentre il ministro Crosetto chiarisce che non ci sono ancora impegni ufficiali di aumenti di spesa portati ad Ankara, e che quelli programmati arriveranno, se arriveranno, solo nella prossima Finanziaria, la premier ha spiegato che l’Italia si è presentata al vertice «con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza», e con la certezza di essere «un alleato credibile: forniamo più uomini di tutti nelle missioni».
Le parole sull’Iran
Sull’Iran – da cui arrivano notizie «pessime» – Meloni ha ribadito: «Sull’utilizzo delle nostre basi la nostra linea è chiara, e la manteniamo». E ha fatto anche un appello alla ripresa dei negoziati, ammettendo (ed è una critica che esprime con chiarezza per la prima volta): «Non mi pare che finora l’opzione militare abbia portato dei risultati così concreti». Poi dimostra di essere d’accordo sulla linea che oggi pervade l’intera Nato, quella di un progressivo ma inesorabile disimpegno, almeno sullo scacchiere europeo, da parte degli americani: «È tempo che l’Europa garantisca la propria sicurezza da sola e non per fare un favore a qualcuno, ma per non dipendere da nessuno e quindi è una questione di sovranità ancora prima che di difesa».
E subito dopo declina quello che è un concetto di sicurezza a 360 gradi, che non significa solo armi: «Perché oggi parlare di sicurezza significa anche protezione delle infrastrutture critiche, sicurezza energetica, cyber sicurezza e quindi sicurezza dei dati delle famiglie delle imprese, delle pubbliche amministrazioni. Guardate il tema della resilienza delle catene di approvvigionamento, tutti aspetti che incidono direttamente sulla libertà, sulla prosperità». Non per nulla davanti agli alleati ha sbandierato grafici e tabelle su tutti i gap, a cominciare dai minerali critici, che l’Europa ha in questo momento sulla Cina.
Lo scontro politico
Infine una stoccata alle opposizioni: «Dire che togliamo finanziamenti agli ospedali per le spese per le armi è ridicolo. Se viene concesso un margine di spesa io quel margine lo sfrutto, proprio per aumentare le possibilità dell’Italia».