Il Messaggero, 8 luglio 2026
Ocse: in Italia occupazione record, ma l’inflazione pesa e fa calare i salari reali
L’occupazione in Italia è a livelli record e la disoccupazione ai minimi storici, con il tasso di maggio che si attesta al 5%. Tuttavia, l’effetto dell’inflazione, dovuto al conflitto in Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz, sta provocando contraccolpi sui salari reali che quest’anno subiranno una frenata dello 0,9%. A scattare la fotografia è l’Ocse, l’organismo internazionale che riunisce le principali economie al mondo, nel suo ultimo rapporto sull’occupazione.
L’Italia fa parte del ristretto gruppo di Stati dell’Europa meridionale, insieme a Grecia, Portogallo e Spagna, in cui la disoccupazione ha continuato a diminuire. Il tasso di occupazione è invece balzato nel primo trimestre dell’anno al 62,8%: un record, sebbene ancora al di sotto della media Ocse, che si attesta al 72,1%.
Il nodo controverso rimane quello dei salari reali. Dopo il positivo biennio 2024-2025, nel primo trimestre sono cresciuti dell’1,3%, principalmente grazie al basso tasso di inflazione, pur rimanendo inferiori del 6,1% rispetto al 2021, nonostante i miglioramenti legati ai rinnovi contrattuali degli ultimi ventiquattro mesi. La crisi in Medio Oriente ha però complicato il quadro. Tant’è che gli economisti dell’organizzazione con sede a Parigi prevedono un calo dello 0,6% nel 2027, dovuto al peso del caro vita, e una lieve ripresa dello 0,2% per l’anno successivo.
Per quest’anno «prevediamo un’inflazione al 3%, non un livello drammatico, ma sufficiente a portare i salari reali nuovamente in territorio negativo, con spiacevoli conseguenze sul potere d’acquisto», ha spiegato all’Ansa l’economista dell’Ocse Andrea Garnero. «I mercati del lavoro dell’Ocse coniugano dinamismo e resilienza: l’occupazione ha raggiunto livelli record e i tassi di disoccupazione sono vicini ai minimi storici», ha commentato il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann. «Tuttavia, il potere d’acquisto dei lavoratori non tiene il passo. La soluzione risiede nell’incremento della produttività del lavoro attraverso diverse leve, quali il miglioramento delle politiche di istruzione, la formazione per gli adulti, la mobilità professionale e l’adozione di tecnologie».
Uno dei problemi individuati riguarda le clausole contrattuali di non concorrenza che ostacolano il trasferimento dei lavoratori. Nel 2025 hanno interessato una quota compresa tra il 20% e il 30% dei lavoratori; in Italia, secondo le stime, riguardano tra il 7% e il 18% dei dipendenti del settore privato.