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 2026  luglio 08 Mercoledì calendario

Commissione Covid, continuano gli scontri

“Un presidente non più in grado – ove mai lo sia stato – di garantire lo svolgimento dei lavori secondo le regole”. Alla fine di una giornata drammatica Pd, M5S, Avs e Italia Viva chiedono all’unisono le dimissioni del meloniano Marco Lisei da presidente della commissione d’inchiesta Covid. Complice l’ennesimo “colpo di mano, una forzatura da destra allergica alle regole”: ieri Lisei ha fatto mettere ai voti (ottenendo l’appoggio anche del resto del centrodestra), un’interpretazione del regolamento che gli consente di delegare, a suo piacimento, ai consulenti da lui stesso nominati l’esame dei testimoni utili all’inchiesta. Fuori dalla sede deputata, ossia la commissione che si riunisce a Palazzo San Macuto. E soprattutto senza la possibilità delle opposizioni di contro-interrogare gli auditi. Una forzatura avvenuta a dispetto delle polemiche: la minaccia di Pd, M5S e del resto del centrosinistra di abbandonare i lavori della commissione Covid per via delle deleghe precedenti e dei cittadini interrogati dai consulenti di FdI nei commissariati.
Solo l’intervento dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, ha raffreddato la tensione. Poi però Gorgia Meloni aveva plaudito al lavoro di Lisei, che forse anche per questo è tornato ad alzare il tiro. Così ieri la commissione d’inchiesta sul Covid si è trasformata in una bolgia, dove le regole sono un optional: vale tutto, persino fumare. “Non è vero. Semmai svapo” ha detto a un certo punto Lisei dopo che, a lungo, inutilmente, le opposizioni lo avevano bersagliato di domande perché dicesse chiaramente a cosa doveva servire quel voto: a ottenere che Forza Italia e Lega blindassero la sua gestione.
“Oggi il presidente Lisei ha messo in votazione l’interpretazione del regolamento che afferma che è lui a decidere di affidare la delega ai consulenti di audire testi senza più passare da votazioni. I commissari di FdI hanno addirittura chiesto di non votare più sui lavori, con un attacco gravissimo ai principi democratici” chiarisce la capogruppo del Pd in commissione Ylenia Zambito al termine della giornata in cui le opposizioni hanno fatto fronte comune sulla gestione Lisei. “Torniamo a denunciare che le prerogative dei parlamentari non sono delegabili e che la Commissione è ormai fuori dal sentiero costituzionale: una Commissione che è nata come un tribunale politico e si è trasformata in un palco di partito”.
Ma nel corso della seduta Giuseppe Conte ha addirittura evocato l’illegittimità costituzionale, vista la decisione di Lisei, destinata a entrare come precedente nella prassi parlamentare: “Lei oggi sta dimostrando protervia istituzionale. Voi state consentendo a dei consulenti nominati da lei di procedere in modo illegittimo dove non può arrivare l’autorità giudiziaria. Lei dovrebbe dimettersi perché non è imparziale, mentre il presidente dovrebbe rappresentare tutti” ha denunciato l’ ex premier e leader del M5S, bersaglio principale dell’inchiesta di Fratelli d’Italia in commissione Covid.
Lisei però ha tirato dritto. È caduta nel vuoto anche la proposta di Filiberto Zaratti di Avs di consentire ai parlamentari di conoscere luogo, data, e ora e possibilmente anche il perché delle audizioni delegate, in modo da poter esercitare, sebbene fuori dalla sede naturale, le proprie funzioni. Ma la giornata vissuta pericolosamente a San Macuto avrà conseguenze. “Ieri Lega e Forza Italia hanno sanato la nefandezza di Fratelli d’Italia: avallando l’operato di Lisei che ha deciso di far rientrare le audizioni delegate nel concetto di organizzazione dei lavori che in quanto tale spetta solo al presidente cioè a lui” spiega il senatore 5S Stefano Patuanelli che chiarisce ancora meglio: “Se per ipotesi decidesse di delegare tutte le audizioni ai consulenti potrà farlo senza che i parlamentari ne sappiano nulla. La commissione in teoria potrebbe anche non riunirsi più. A questo punto è chiaro che da parte nostra non ci sarà più nessuna collaborazione istituzionale in tutte le commissioni e in aula. Vogliono la guerra, la avranno”.