La Stampa, 8 luglio 2026
Marta Fascina presenta una legge antimaranza: imputabilità a 13 anni
C’era quasi il rischio di dimenticarsi di lei, di Marta Fascina, deputata di Forza Italia e ultima compagna di Silvio Berlusconi. E invece Fascina, alla curva finale della legislatura, si è decisa a lasciare la sua impronta in Parlamento. Non dal suo scranno in Aula, che continua a frequentare poco, ma attraverso una legge che vuole aprire le porte del carcere a chi ha tredici anni.
È la prima e unica proposta di legge prodotta da Fascina in quattro anni da parlamentare di maggioranza. E l’impressione è che non sia un’idea animata da un sincero afflato liberale. Dentro Forza Italia, sulla carta, dovrebbe esserci scetticismo di fronte all’inasprimento delle pene e alla creazione di nuovi reati, figurarsi per l’anticipazione dell’entrata in carcere degli adolescenti. Ma Fascina vuole abbassare l’età in cui un minore è imputabile di un reato da quattordici a tredici anni e la proposta, dopo essere stata parcheggiata per alcuni mesi in commissione, è adesso incardinata in commissione Giustizia.
Fascina spiega le ragioni di questa sua iniziativa ricordando i molti crimini commessi dai minori di quattordici anni, utilizzati anche dalla criminalità organizzata e nelle «realtà dei campi rom». E se a qualcuno dei suoi colleghi azzurri dovesse venire il dubbio che si tratti di una misura da destra securitaria più che da liberali, Fascina elenca altri Paesi occidentali dove l’età imputabile è persino più bassa, come il Canada (12 anni), l’Inghilterra o la Nuova Zelanda (10 anni). Poco male, evidentemente, se il Comitato dell’Onu per i Diritti dell’infanzia abbia fissato da tempo a 14 anni il «limite minimo assoluto accettabile». Il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis, incaricato come relatore del testo, difende la proposta che nasce per «dare un segnale nel contrasto al fenomeno delle baby gang». Per le opposizioni, invece, è «un vero mostro giuridico, un obbrobrio», come dice il capogruppo di Avs in commissione Giustizia, Devis Dori.
Ma in tutto il centrodestra, ormai, questa è l’aria che si respira. Le elezioni si avvicinano e la rincorsa sul fronte della sicurezza è iniziata. La Lega è già in pista. Lunedì ha presentato un emendamento al decreto legge su giustizia e migrazione, ora in Senato, per introdurre un «permesso di soggiorno a punti» per gli stranieri con più di 14 anni, con crediti assegnati sulla base di criteri come la conoscenza della lingua italiana e della Costituzione. E rivendica il diritto di Matteo Salvini a tornare al ministero dell’Interno se il centrodestra vincerà le elezioni del 2027. Magari anche prima. Finora, accusa il senatore Claudio Borghi, «probabilmente gli è stato negato su spinta della presidenza della Repubblica». Ma vale la pena ricordare che è al Capo dello Stato che spetta il potere di nomina dei ministri. Lo dice, per l’appunto, la Costituzione.