repubblica.it, 8 luglio 2026
Assolto l’equipaggio dell’Aquarius per lo smaltimento dei rifiuti
Dopo nove anni fra indagini e aula, crolla l’ennesimo processo contro le ong. Sul banco degli imputati c’era Aquarius, nave di soccorso pensionata nel 2018, ma ancora protagonista di un procedimento giudiziario lumaca a Catania, conclusosi con una tombale assoluzione. Per i giudici, Medici senza frontiere, che insieme a Sos Méditerranée gestiva quella nave, non ha mai commesso alcun illecito nella gestione dei rifiuti e tutte le operazioni – come sempre sostenute dall’ong – sono state conformi alla normativa.
"La sentenza rappresenta un importante momento di riconoscimento per i team che hanno lavorato sotto forte pressione politica mentre cercavano di salvare vite umane lungo la rotta migratoria più letale al mondo e segna un passo importante per mettere fine all’infondata criminalizzazione delle operazioni di ricerca e soccorso in mare”, commenta Paul Brockmann, responsabile operativo di Msf.
Quando le accuse, con contestuale sequestro che ha bloccato la nave per mesi, sono state contestate, in procura a Catania c’era Carmelo Zuccaro, il magistrato che dal 2016 in poi ha più volte tentato di trascinare le ong in tribunale per presunte e mai provate complicità con i trafficanti, regolarmente smentite dalle sentenze o naufragate in istruttoria. Nel 2017 invece, con le navi di soccorso ha adottato un’altra strategia: contestare l’illecito smaltimento di rifiuti.
In particolare, il magistrato si era concentrato su quelli della clinica di bordo, che nel corso di diverse missioni aveva trattato pazienti affetti da “scabbia, tubercolosi, meningite, Hiv”, definite nelle carte “variegato elenco di malattie infettive portate dai migranti”. Espressione che aveva scatenato polemiche, sostanzialmente ignorate dal procuratore. Sul registro degli indagati all’epoca sono finite 24 persone fra comandante, capi missione che si sono avvicendati nelle varie rotazioni, logisti, responsabili delle operazioni.
Mentre altri membri dell’ong sono finiti al centro di un’altra inchiesta catanese del tutto simile e ancora in corso sulla Vos Prudence: un’altra delle navi su cui Msf operava, anche questa da anni ampiamente pensionata. “Siamo fiduciosi che la sentenza su Aquarius contribuirà anche a un esito positivo del procedimento tuttora in corso”, sottolinea oggi Brockmann.
Dal 2015, quando Medici senza frontiere ha iniziato le operazioni in mare con l’obiettivo dichiarato di supplire al vuoto lasciato dalla chiusura dell’operazione Mare Nostrum, ha salvato più di 94.200 persone nel Mediterraneo centrale. Ma i procedimenti giudiziari non sono finiti, soprattutto dall’entrata in vigore del decreto Piantedosi su salvataggi unici e dall’applicazione della prassi dei porti lontani. A farne le spese è stata Geo Barents, per anni la più grande e solida nave della flotta civile.
Tra il 2023 e il 2024 è stata bersagliata con tre fermi, tutti poi annullati dai tribunali competenti, mentre la prassi dei porti lontani ha costretto la nave, in grado di ospitare più di 500 persone, a raggiungere approdi distanti anche quattro giorni di navigazione con non più di una decina di naufraghi a bordo. Politiche che hanno reso impossibile ammortizzare i costi di missione di una nave così grande, pensionata circa un anno e mezzo fa. A ricevere il testimone è stata la Oyvon, più piccola e veloce, che a breve dovrebbe tornare nel Mediterraneo centrale, dove – affermano da Msf – è in corso una “catastrofe umanitaria causata dall’insufficiente capacità degli Stati di condurre operazioni di ricerca e soccorso e dalle dannose politiche migratorie europee, che continuano a lasciare le persone a morire in mare o a essere rimpatriate con la forza verso violenze, detenzione arbitraria in condizioni disumane e abusi in Libia”.
E i drammatici dati del 2026, che nonostante il calo degli arrivi ha segnato l’anno più mortale dal 2016, lo confermano. Almeno 655 persone – sottolinea Medici senza frontiere – sono state segnalate come decedute o disperse tra gennaio e febbraio, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. Alla fine di giugno 2026, sono oltre 1.400 le persone morte o disperse nel Mar Mediterraneo. Numeri ufficiali e approssimati per difetto, che non tengono conto delle oltre mille vittime che secondo alcune ong sarebbero state provocate dal ciclone Harry o dei viaggi di cui nessuno ha notizia.
“Msf – affermano dall’ong – ribadisce il proprio appello alle autorità italiane e agli Stati membri dell’Unione europea affinché smettano di ostacolare le operazioni civili di ricerca e soccorso, garantiscano lo sbarco tempestivo in porti sicuri, istituiscano adeguate capacità europee di ricerca e soccorso e pongano la tutela della vita e della dignità umana al centro delle politiche migratorie.